Il sogno (di una notte) dell’Italia ai Mondiali: come funziona il “super playoff” e cosa decide la Fifa
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Redazione Sport
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La matematica, si sa, non è un’opinione. Ma nel calcio, e soprattutto nei meandri dei regolamenti federali, lo è eccome. L’Italia, uscita sconfitta nella finale degli spareggi europei contro la Bosnia-Erzegovina, ha ufficialmente fallito l’accesso diretto alla Coppa del Mondo del 2026, quella che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. È la terza volta consecutiva, un’assenza che pesa come un macigno sulla storia del calcio italiano. Eppure, proprio mentre la Federazione e i tifosi provavano a metabolizzare l’ennesima batosta, una voce – inizialmente sussurrata, poi sempre più insistente – ha cominciato a farsi strada: quella di un clamoroso ripescaggio.
A innescare il meccanismo, va detto, non è una speranza nostrana, quanto piuttosto un gigantesco cortocircuito geopolitico. Il posto conteso è quello dell’Iran, la nazionale asiatica che la sua qualificazione sul campo l’ha conquistata, ma che oggi si trova in bilico a causa della guerra con gli Stati Uniti. La Fifa, che già aveva rifiutato la richiesta di Teheran di spostare le proprie partite dal suolo statunitense a quello messicano per ragioni di sicurezza – una richiesta bollata da Gianni Infantino come logisticamente troppo complessa –, si ritrova ora a dover gestire l’emergenza. Il presidente americano, Donald Trump, ha più volte lasciato intendere come la partecipazione della rappresentativa iraniana non fosse “appropriata”, gettando ombre sulla loro incolumità.
L’ipotesi del “super spareggio” e il precedente che fa gola
Ma come si riempie un vuoto lasciato da una nazionale che, a pochi mesi dal fischio d’inizio (previsto per l’11 giugno), dovesse dire definitivamente no? La soluzione più lineare, quella dettata dalla consuetudine, sarebbe quella di sostituire l’Iran con un’altra squadra asiatica: gli Emirati Arabi Uniti, in questo momento, sarebbero i primi della lista. Tuttavia, nelle ultime ore, l’ipotesi che ha fatto sobbalzare sulla sedia i dirigenti della Figc (e non solo loro) è un’altra, molto più avventurosa e priva di precedenti su questa scala.
L’idea, rilanciata dal media statunitense The Athletic, prevede l’organizzazione di un “super playoff” intercontinentale last minute. In pratica, se l’Iran si ritirasse, la Fifa potrebbe organizzare un mini torneo a quattro squadre da disputare direttamente negli Stati Uniti a ridosso della manifestazione. La composizione di questo spareggio vedrebbe probabilmente due squadre europee – quelle con il ranking più alto escluse dai gironi, vale a dire l’Italia (12esima nel ranking Fifa) e la Danimarca – e due asiatiche, per mantenere un equilibrio continentale. Un’eventualità che, se confermata, regalerebbe agli Azzurri un’ultima, disperata chance.
A sostenere la concretezza di questa suggestione – al di là del semplice ottimismo – c’è un precedente recente invocato da più parti. Solo un anno fa, in vista del primo Mondiale per Club organizzato proprio negli Usa, l’esclusione del club messicano del León portò la Fifa a organizzare in tempi record uno spareggio tra Club América e Los Angeles Fc per decretare il sostituto. Se quella volta si trattò di una questione di multiproprietà, stavolta lo scenario è infinitamente più delicato, ma dimostra come l’organismo di Zurich abbia già utilizzato soluzioni straordinarie per situazioni straordinarie.
Il muro dell’articolo 6 e il tempo che scorre
Prima di tirare fuori bandiere e cori da stadio, però, c’è una barriera normativa da considerare, per quanto labile essa sia. L’articolo 6.7 del regolamento Fifa, infatti, lascia volutamente ampi margini di manovra: in caso di ritiro o esclusione, sarà il Consiglio Fifa a decidere come intervenire, “a propria esclusiva discrezione”. Nessuna legge scritta impone di pescare dalla stessa confederazione, nessuna clausola vieta lo spareggio intercontinentale. È una sorta di jolly regolamentare, e in questo momento rappresenta la clausola di salvezza sulla quale l’Italia può aggrapparsi.
Tuttavia, la strada è in salita e costellata di ostacoli temporali. La Federazione iraniana ha tempo fino al 12 maggio per sciogliere le riserve; superata quella data, un eventuale forfait comporterebbe multe salatissime (che partono da 250mila franchi svizzeri fino ad arrivare a mezzo milione). La Fifa, attraverso il suo presidente Infantino, continua a ripetere pubblicamente che “non esiste un piano B, C o D: esiste solo il piano A”, ovvero la partecipazione regolare dell’Iran. Un mantra diplomatico, certo, ma che al momento rappresenta la versione ufficiale dei fatti.




