L’Italia ripescata ai Mondiali? L’Iran tentenna, Fifa studia il caso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il brusio che si propaga nei corridoi del calcio che conta, quel sottofondo costante di voci e indiscrezioni destinato ad amplificarsi man mano che l’estate si avvicina, riguarda ormai da settimane una sceneggiatura paradossale. A novanta giorni dal fischio d’inizio della kermesse nordamericana, la partecipazione dell’Iran – qualificata di diritto e inserita nel girone G con Belgio, Nuova Zelanda ed Egitto – resta appesa a un filo sottilissimo, quello delle tensioni geopolitiche che continuano a intrecciarsi con il destino sportivo della nazionale persiana. Il ministro dello sport iraniano, Ahmad Donyamali, ha ribadito come nessuna decisione definitiva sia stata ancora ratificata; un verdetto, questo, che spetta unicamente al governo o al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, un organismo che difficilmente si lascerà influenzare dalle logiche, pur importanti, del rettangolo verde. La condizione posta da Teheran, chiara e al contempo sfuggente, è la garanzia dell’incolumità dei propri calciatori in territorio statunitense, una richiesta che la Fifa ha già respinto quando si è parlato di trasferire le gare in Messico adducendo motivi di ordine logistico e organizzativo.

Il regolamento Fifa e le clausole per l’emergenza

Proprio il silenzio regolamentare, in questo frangente, diventa il principale alleato di chi sogna un ripescaggio. Perché se è vero che il regolamento della Fifa, all’articolo 6.7, concede alla federazione internazionale un potere discrezionale quasi assoluto (“Fifa deciderà sulla questione a sua esclusiva discrezione, adottando le misure ritenute necessarie” ), è altrettanto vero che l’organismo guidato da Gianni Infantino ha finora evitato di indicare una procedura fissa. La tentazione più immediata, per chi deve colmare un vuoto in extremis, sarebbe quella di attingere alla stessa confederazione asiatica: in tal caso, gli Emirati Arabi Uniti – in quanto miglior non qualificata del ranking Fifa tra le asiatiche – sarebbero la scelta più logica, seguiti dall’Iraq qualora gli emiratini dovessero guadagnarsi il pass attraverso i playoff intercontinentali. C’è però un’altra strada, meno battuta ma mai esclusa del tutto, che porterebbe dritta verso l’Europa. Dalle colonne di testate come Sport Mediaset o Eurosport Italia, nelle scorse settimane, è emersa l’ipotesi di un super spareggio intercontinentale o addirittura di una wild card basata sul ranking mondiale, un criterio che proietterebbe l’Italia – la nazionale meglio piazzata tra quelle escluse – al centro del dibattito.

La posizione istituzionale: il no del ministro Abodi

Mentre la macchina dei sogni continua a macinare scenari, dalla politica italiana arriva però una doccia fredda che ridimensiona gli entusiasmi. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, intervenuto alla Camera dei Deputati, ha voluto tagliare corto con qualsiasi tentazione revanscista, dichiarando senza mezzi termini che un simile ripescaggio sarebbe “una faccenda molto difficile” e, aggiungendo un dettaglio non secondario, “francamente non lo spero”. La posizione di Abodi, oltre a essere dettata da un realismo istituzionale, mette il dito sulla piaga della contiguità continentale: sostituire una squadra asiatica con una europea violerebbe il principio di rappresentanza geografica su cui si basa l’assegnazione dei posti, un precedente che la Fifa guarderebbe con estrema cautela. Eppure, la semplice esistenza di questo dibattito – alimentato da dichiarazioni come quelle del ministro Donyamali, che subordina la partenza a “condizioni di sicurezza” ancora tutte da verificare – tiene aperto uno spiraglio che sembrava ormai saldamente chiuso dopo la sconfitta degli azzurri contro la Bosnia.

Il meccanismo della rinuncia e i tempi ristretti

L’orologio, in questo gioco di attese e dichiarazioni interlocutorie, rappresenta però l’avversario più temibile. La tregua mediata dal Pakistan tra Washington e Teheran resta fragile, e gli stessi negoziati potrebbero subire accelerazioni o brusche frenate nelle prossime ore, influenzando inevitabilmente la volontà del regime di esporre la propria squadra in territorio nemico. Per capire le proporzioni della vicenda, basti pensare alla multa prevista dalla Fifa in caso di forfait: qualora l’Iran decidesse di ritirarsi a meno di trenta giorni dall’inizio del torneo, la sanzione pecuniaria salirebbe a 600mila dollari, una cifra che, seppur rilevante, sarebbe accessoria rispetto alle conseguenze disciplinari che potrebbero includere la sospensione da future competizioni. I calciatori, intanto, continuano ad allenarsi: come ha sottolineato lo stesso Donyamali, “se decideremo di andare, dovremo essere pronti”, un paradosso che racchiude perfettamente l’ambiguità di questa fase. Per l’Italia, più che di una concreta possibilità di ripescaggio, si tratta di assistere a un incidente diplomatico che rischia di stravolgere il tabellone del mondiale, lasciando però gli azzurri – come del resto accaduto nelle precedenti edizioni – ai margini del campo, spettatori di un copione che non possono più scrivere.

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