Italia ripescata ai Mondiali? Lo spiraglio (quasi impossibile) e le parole di Adani

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La disfatta della nazionale, una sorta di abitudine a cui sembriamo esserci rasseganti, non ha ancora chiuso del tutto i giochi per quanto riguarda la rassegna iridata del 2026. Negli abissi in cui è finito il calcio azzurro, infatti, permane ancora uno spiraglio di luce – flebile, quasi surreale, ma tecnicamente esistente – che riguarda l’esclusione dell’Iran dalla competizione. Se la selezione mediorientale dovesse effettivamente saltare il torneo, un’ipotesi legata alle tensioni geopolitiche che coinvolgono l’amministrazione Trump (oggi di nuovo alla Casa Bianca), la Fifa si troverebbe a gestire un tabellino da 47 squadre, un’evenienza che il regolamento non contempla volentieri. E qui, nel vuoto normativo, entra in ballo il ranking: l’Italia, nonostante la débâcle, è la nazionale meglio piazzata tra quelle escluse.

Il rebus del regolamento Fifa e la concorrenza asiaticaPrima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, è necessario comprendere la lettera del regolamento Fifa, che in questi casi si muove per linee interne. La procedura standard, in caso di defezione, non premia il miglior piazzato nel ranking mondiale – come erroneamente molti tifosi sperano – ma tende a privilegiare la rappresentatività continentale. Se l’Iran uscisse di scena, il posto andrebbe quasi certamente a un’altra nazionale asiatica; i nomi in pole position sono quelli dell’Iraq o degli Emirati Arabi Uniti, che hanno sfiorato la qualificazione sul campo. Per l’Italia, insomma, sarebbe necessario un concatenarsi di eventi tanto improbabili quanto straordinari: servirebbe che la Fifa derogasse alle sue stesse consuetudini o, in alternativa, che un’altra squadra europea (al momento non ce ne sono all’orizzonte) si ritirasse. Una fonte italiana ha recentemente definito l’ipotesi “quasi impossibile”, un’ammissione che fotografa lo stato di abbandono in cui versa il movimento.

L’analisi impietosa di Adani: “Mediocrità e presunzione”Mentre si attende una decisione ufficiale che, va detto, non ha ancora una data fissata, gli strascichi della sconfitta con la Bosnia continuano a bruciare negli spogliatoi e nei talk show. Lele Adani, commentatore tecnico per la Rai, ha letteralmente sbriciolato l’interpretazione tattica di Gennaro Gattuso in quel fatidico spareggio. Il suo sfogo, riportato da diverse testate, non ha usato giri di parole: ha parlato di un 3-5-2 – rivelatosi poi un 5-3-2 di pura speculazione – che ha reso l’Italia inferiore alla Bosnia, “soprattutto in undici contro undici”. Secondo Adani, non siamo stati né efficaci né belli, e abbiamo subito passivamente una squadra capace di crossare per ben 64 volte.

“La Bosnia programma, noi chi siamo per pensare di non poter sbagliare?”, ha tuonato Adani, sottolineando come l’atteggiamento degli azzurri fosse figlio della nostra “mediocrità”. Un passaggio, il suo, che diventa quasi un atto d’accusa verso un sistema che non sa più produrre talenti e che, forse, ha perso la fame sacra di chi ha vissuto tragedie ben più grandi del calcio. Per Adani, la meritata qualificazione della Bosnia (un piccolo popolo segnato dalla storia, capace di ritrovarsi attorno a un sogno) è la fotografia perfetta del baratro: mentre noi critichiamo stadi fatiscenti come quello di Zenica, loro vivono di amore e dignità.

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