Il muro delle due ore è polverizzato: Sabastian Sawe vince la maratona di Londra in 1h59’30”
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Redazione Sport
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Londra, domenica 26 aprile – per oltre un secolo, la distanza di 42,195 chilometri aveva rappresentato il confine ultimo della resistenza umana, una frontiera che sembrava inespugnabile quanto il mito del soldato greco Filippide. Oggi, sulle strade che da Blackheath portano al Mall, quel confine è stato non solo valicato ma letteralmente spazzato via. Sabastian Sawe, keniota di trentun anni, è diventato il primo uomo nella storia – e lo sottolineo: in una gara ufficiale, valida per i record World Athletics – a scendere sotto le due ore. Il suo crono: 1 ora, 59 minuti e 30 secondi. Un tempo che rende quasi obsoleta la precedente miglior prestazione mondiale, quella 2h00’35” che apparteneva al compianto Kelvin Kiptum.
La gara, maschile e femminile, regalerà agli archivi una pagina che nessuno dimenticherà facilmente. Perché se Sawe è il protagonista assoluto, non si può relegare ai margini la prestazione del suo inseguitore, l’etiope Yomif Kejelcha. Al debutto sulla distanza, una scelta coraggiosa se si considera la carriera su pista del ventinovenne, Kejelcha ha chiuso in 1h59’41”. Undici secondi di distacco. Undici secondi che, in un’altra epoca, sarebbero bastati per un record del mondo in solitaria; oggi, invece, rappresentano la misura di un’impresa collettiva. Da registrare anche la terza piazza dell’ugandese Jacob Kiplimo, il quale ha fermato il cronometro a 2h00’28”, un tempo di per sé stratosferico ma che diventa la nota a margine di un copione destinato a riscrivere i manuali di fisiologia.
L’illusione di Vienna e la realtà di Londra: perché adesso è ufficiale
C’è chi storcerà il naso e citerà Eliud Kipchoge. Nel 2019, nella cornice del Prater di Vienna, il grande fuoriclasse keniota corse in 1h59’40” durante la “Ineos 1:59 Challenge”. Ma quella, va chiarito con la dovuta precisione, non fu mai una gara omologabile. La World Athletics – che disciplina l’atletica leggera a livello globale – impose per anni regole ferree: i pacemaker, nel caso specifico, venivano sostituiti a rotazione ogni pochi chilometri, una pratica non ammessa per la validità di un primato. Inoltre, il rifornimento idrico non avveniva ai posti ufficiali, e la configurazione stessa della prova presentava elementi di “protezione” atmosferica assenti in un circuito cittadino normale. La prestazione di Sawe a Londra, al contrario, è cristallina: niente staffetta di apripista, niente biciclette che passano le borracce al volo. Solo un uomo che decolla dal gruppo, con Kejelcha incollato alle sue spalle, fino a rompere l’inerzia nel miglio conclusivo mentre il pubblico gli intitolava l’asfalto.
L’ascesa di un campione che sembrava destinato alla rinuncia
Se è lecito parlare di “profezia scientifica”, come l’ha definita il mondo della medicina dello sport in riferimento agli studi degli anni Novanta, bisogna altrettanto riconoscere il valore umano di questa vittoria. Sawe, infatti, ha disputato l’intera preparazione in salita: un infortunio occorsogli a gennaio, raccontano le cronache anglosassoni, rischiava di estrometterlo dalla competizione. Ha ricominciato ad allenarsi solo in febbraio, e la sua tabella di marcia prevedeva l’obiettivo delle due ore come un miraggio, non come una certezza. L’aver suddiviso la gara in due半 (oltre un’ora per la prima metà e meno di un’ora per la seconda, con uno splendido parziale negativo) è il segno tangibile di una gestione tattica impeccabile. Da notare come Sawe abbia forse tratto maggior vigore da Kejelcha stesso: la pressione costante del debuttante etiope ha impedito qualsiasi rilassamento, costringendo il keniota a spingere oltre i limiti fino all’ultimo respiro.
Tre record in una sola corsa: la profondità del podio di Londra 2026
A rendere l’evento ancora più straordinario è la quantità di primati infranti nello stesso pomeriggio. Non solo Sawe ha demolito il muro mitologico delle 120 minuti, non solo ha limato un minuto e cinque secondi rispetto al tempo di Kiptum (Chicago 2024, non 2023 come qualche vecchia memoria potrebbe erroneamente sovrapporre). Il dato statistico che farà discutere gli addetti ai lavori è l’intero podio: Kiplimo, col suo 2h00’28”, ha abbassato di sette secondi il vecchio record mondiale che era di Kiptum. Significa che il terzo classificato ieri a Londra sarebbe stato il primo classificato in qualsiasi altra corsa dei cinque anni precedenti. La maratona maschile, insomma, ha compiuto un balzo evolutivo di almeno due generazioni in una sola mattina, e Sawe tiene adesso tra le mani un privilegio che nessun giudice sportivo potrà mai contestargli: essere stato il primo, il pioniere dell’era sub. Un risultato, il suo, che resterà inciso negli annali accanto a quello di Roger Bannister, sebbene su una distanza infinitamente più spietata.




