Benelli TRK 902, la prova delle nuove maxi tra Stradale e Xplorer

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Quattro anni sono trascorsi da quando Benelli mostrò al pubblico il primo prototipo di quella che sarebbe diventata la sua nuova ammiraglia, un progetto nato in parallelo alla 702 ma con una gestazione decisamente più lunga e complessa. Ora, però, l'attesa è finalmente terminata e la TRK 902, o meglio le TRK 902, segnano un passaggio storico per il marchio di Pesaro, perché per la prima volta il costruttore entra davvero nel segmento delle maxi enduro stradali, quello che si avvicina alla soglia dei 1.000 cc e dei 100 cavalli. Il tutto restando sotto i 9.000 euro, una cifra quanto mai allettante, resa possibile come per il resto della gamma recente grazie alla produzione in Cina, in seno al gruppo QJ Motor, una scelta industriale che merita di essere raccontata insieme ai suoi inevitabili compromessi.

La strategia del "motore piccolo, moto grande"

Benelli con questa strategia ha aperto un vero e proprio segmento di mercato, quasi dieci anni fa, con la prima TRK 502. Quella crossover pesarese ha letteralmente spopolato, con 30.000 unità vendute, mentre la sua evoluzione, la TRK 702, in tre anni ha fatto segnare 14.000 immatricolazioni. Entrambe sono state le moto più vendute in Italia, un risultato che ha spinto l'azienda a osare di più. Il passo successivo doveva essere una 800, ma poi i giochi di potere interni al gruppo ne hanno tarpato le ali, ritardando lo sviluppo.

Ora, però, l'ammiraglia è pronta al debutto con due versioni, la Benelli TRK 902 Stradale e la TRK 902 Xplorer, e per scoprire se sarà vera gloria sono andato a provarle sulle strade e sui passi delle Dolomiti, tra curve e rettilinei, per capire le caratteristiche tecniche, come differiscono tra loro e, soprattutto, come vanno su strada, con pregi e difetti.

Due anime, un solo cuore

Con la 902 Benelli propone due interpretazioni diverse dello stesso progetto: la Stradale è più agile e orientata all'asfalto, con una ciclistica affinata per la guida su strada e un'estetica più filante, mentre la Xplorer si presenta più avventurosa, equipaggiata con cerchi a raggi, sospensioni a lunga escursione e pneumatici tassellati pensati anche per il fuoristrada leggero.

Entrambe condividono il propulsore, un bicilindrico parallelo da 899 cc, raffreddato a liquido, che eroga circa 100 cavalli e una coppia generosa fin dai regimi più bassi, caratteristiche che sulla carta promettono un'erogazione piena e corposa. La ciclistica di base è di livello, con un telaio a traliccio in acciaio e un forcellone in alluminio, mentre l'elettronica offre diverse modalità di guida e il controllo di trazione, sebbene il tutto sia gestito con un'interfaccia semplice e intuitiva, lontana dalle complessità di alcune rivali premium.

In sella, tra le curve delle Dolomiti

La prova su strada ha messo in luce qualità e difetti di queste due nuove arrivate. La Stradale, con le sue sospensioni più rigide e il baricentro ribassato, si rivela incredibilmente maneggevole nel misto stretto, capace di cambiare direzione con una rapidità che non ci si aspetterebbe da una moto di questa stazza e cilindrata, quasi fosse una 700.

La Xplorer, invece, pur mantenendo un ottimo comportamento su asfalto, mostra il suo lato migliore quando l'asfalto si interrompe: le sospensioni a lunga escursione assorbono bene le sconnessioni e i percorsi sterrati, offrendo un feeling di guida sicuro e divertente, senza mai mettere in difficoltà il pilota. Il motore, in entrambi i casi, è un concentrato di sostanza: spinge con decisione già dai medi regimi, allungando fino a limitatore senza mai risultare violento o brusco, ed è perfettamente in sintonia con il cambio, preciso e dalla rapportatura azzeccata.

Il prezzo, come accennato, rimane uno dei punti di forza principali, perché offrire una moto di questa cilindrata e con queste dotazioni a meno di 9.000 euro è un'operazione che solo una produzione su larga scala in Cina può permettere, e questo inevitabilmente influisce su alcune finiture e sulla qualità di alcune plastiche, che pur essendo curate non raggiungono i livelli delle concorrenti giapponesi o europee.

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