Banca fantasma del narcotraffico: il sistema clandestino da 100 milioni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La banca fantasma del narcotraffico emerge da un’inchiesta che descrive un sistema clandestino capace di movimentare tra gli 80 e i 100 milioni di euro ogni anno senza alcuna autorizzazione, filiale o collegamento con il sistema finanziario ufficiale. Secondo quanto riportato, si tratta di una struttura priva di vigilanza e invisibile ai circuiti bancari tradizionali, utilizzata per trasferimenti rapidi legati a traffici illeciti. Le indagini collegano questa rete a flussi di denaro destinati a gruppi criminali attivi nel narcotraffico internazionale e ad altre forme di economia in nero, con operazioni che avrebbero garantito continuità e velocità nei pagamenti tra soggetti diversi e paesi esteri.
Riciclaggio e hawala: il funzionamento della rete clandestina
Il sistema individuato dagli investigatori si baserebbe anche sul metodo informale “hawala”, una modalità di trasferimento di denaro priva di tracciabilità bancaria e dunque difficile da intercettare attraverso i canali ufficiali. Questo meccanismo avrebbe permesso di gestire pagamenti occulti legati al traffico di stupefacenti e a transazioni commerciali in nero tra aziende, mantenendo riservatezza e rapidità nelle operazioni. Nell’ambito dell’operazione “Easy Money”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e dalla Procura di Prato, la rete viene descritta come un’infrastruttura parallela al sistema finanziario, capace di muovere capitali senza passaggi bancari registrati.
L’inchiesta a Prato e i legami con clan e organizzazioni mafiose
L’inchiesta condotta a Prato ha portato alla luce presunti collegamenti tra la banca clandestina e diverse organizzazioni criminali, tra cui gruppi riconducibili alla ’ndrangheta e alla Sacra Corona Unita. Tra i soggetti indicati dagli inquirenti figura anche il clan Briganti, attivo nel territorio del Leccese e ritenuto vicino alla, che avrebbe beneficiato dei servizi della rete illegale. Le attività contestate coinvolgono anche associazioni dedite al riciclaggio, al traffico internazionale di droga e alla gestione di flussi finanziari occulti tra Italia ed estero.
Nel quadro dell’indagine emerge inoltre il coinvolgimento di una presunta organizzazione criminale radicata nell’area di Prato, dove la struttura sarebbe stata utilizzata come punto di riferimento per operazioni finanziarie non tracciate. Le attività investigative, coordinate dalla e dalla, ricostruiscono un sistema in cui i flussi di denaro venivano gestiti al di fuori di ogni circuito ufficiale. La vicenda si inserisce nell’operazione “Easy Money”, che punta a delineare la struttura dei rapporti tra gruppi criminali e intermediari finanziari clandestini.
Tra gli elementi ricostruiti dagli investigatori compare anche il nome di soggetti già noti alle cronache giudiziarie, con attività che spaziano tra diverse città italiane, tra cui e il territorio del Leccese. L’inchiesta descrive un sistema articolato che avrebbe consentito la circolazione di denaro legato a traffici illeciti e a economie parallele, con operazioni che coinvolgono più associazioni criminali e canali di pagamento informali. La banca fantasma del narcotraffico viene così ricostruita come un nodo centrale di scambi finanziari invisibili tra Italia e paesi esteri, con un volume stimato tra gli 80 e i 100 milioni di euro annui.




