Febbre del Nilo in Sardegna, Bassetti: «Casi reali ben oltre i 25 accertati, morti che si potevano evitare»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La West Nile in Sardegna ha già provocato cinque vittime e venticinque casi accertati, ma secondo l'infettivologo Matteo Bassetti, direttore dell'Unità di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, questi numeri rappresenterebbero soltanto la punta di un iceberg destinato a rivelare una dimensione ben più vasta e allarmante.

L'ultimo decesso, avvenuto all'ospedale San Martino di Oristano, ha colpito un pensionato residente nel capoluogo, ricoverato da circa un mese e mezzo in terapia intensiva a causa delle gravi complicazioni neurologiche scatenate dal virus, e si inserisce in un quadro epidemiologico che, nelle parole del noto infettivologo, avrebbe già superato la soglia dell'emergenza localizzata per assumere i contorni di un fenomeno sistemico ampiamente sottostimato.

L'allarme di Bassetti: migliaia di contagi non diagnosticati

Intervenendo sulla situazione sarda, Bassetti ha lanciato un monito destinato a fare discutere: se i dati ufficiali parlano di 25 casi e 5 decessi, il numero reale di persone entrate in contatto con il virus e che hanno sviluppato sintomi, per quanto lievi, potrebbe aggirarsi intorno alle tremila unità, forse addirittura oltre.

«Se questi sono i numeri riscontrati fino ad oggi – ha dichiarato l'infettivologo – probabilmente nell'isola ci sono migliaia di casi», una stima che tiene conto della nota sottostima diagnostica che caratterizza la febbre del Nilo, patologia che nella stragrande maggioranza dei casi decorre in modo asintomatico o paucisintomatico e che pertanto sfugge ai sistemi di sorveglianza ospedaliera.

La proporzione tra casi gravi, quelli che richiedono il ricovero e finiscono nei bollettini ufficiali, e l'effettiva circolazione virale è infatti storicamente molto sbilanciata, con un rapporto che secondo gli esperti può arrivare a 1 a 100 o addirittura 1 a 200, il che renderebbe i 25 casi accertati un campione statisticamente insignificante ma clinicamente preoccupante.

I decessi e il profilo delle vittime

Il quinto decesso, verificatosi nella tarda serata di sabato, ha colpito un avvocato in pensione di 75 anni, ricoverato presso lo stesso ospedale San Martino di Oristano dove un altro paziente residente in città, un pensionato, era deceduto poco prima dopo quasi un mese e mezzo di agonia; complessivamente, i cinque decessi registrati dall'inizio dell'anno sono tutti concentrati in provincia di Oristano, con l'ultima vittima che si aggiunge a un elenco che comprende un decesso precedente avvenuto sempre a San Gavino Monreale, sebbene le comunicazioni ufficiali da parte della Asl non siano

Ancora giunte per tutti i casi e la conferma del terzo decesso nell'Oristanese sia ancora in attesa di validazione. Tutti i pazienti deceduti presentavano un'età avanzata e condizioni cliniche di base che li rendevano particolarmente vulnerabili alle complicanze neuroinvasive del virus, con il ricovero in terapia intensiva che ha rappresentato per molti l'ultimo tentativo di arginare un'encefalite o una meningite che, una volta instauratesi, lascia ben poche possibilità di intervento farmacologico specifico.

La prevenzione come unica arma e le criticità del sistema

Secondo Bassetti, che da tempo sollecita un potenziamento delle campagne di informazione e delle misure di controllo dei vettori, questi decessi sarebbero in gran parte evitabili se si intervenisse con maggiore efficacia sulla prevenzione primaria, ovvero sulla riduzione dei contatti tra uomo e zanzare del genere Culex, che sono i principali trasmettitori del virus; la mancanza di un vaccino disponibile per l'uso umano rende infatti la protezione individuale e la lotta agli insetti le uniche armi realmente utilizzabili, ma l'impressione che trapela dalle dichiarazioni del direttore del San

Martino è che l'attenzione delle autorità locali e nazionali sia ancora inadeguata rispetto alla rapidità con cui il patogeno sta circolando nell'isola.

La stagione calda, con le temperature elevate che favoriscono la moltiplicazione delle zanzare e l'accorciamento del ciclo di incubazione estrinseco del virus, sta prolungando il periodo di rischio ben oltre i confini temporali tradizionalmente considerati sicuri, e l'assenza di una sorveglianza entomologica capillare impedisce di prevedere con accuratezza l'evoluzione della curva epidemica, costringendo i clinici a rincorrere i casi senza poterli anticipare.

In assenza di una strategia coordinata che comprenda disinfestazioni mirate, monitoraggio ambientale e campagne di sensibilizzazione rivolte soprattutto alla popolazione anziana, il rischio concreto è che il bilancio della West Nile sarda possa aggravarsi ulteriormente nelle prossime settimane, trasformando quella che è stata finora una serie di episodi localizzati in un problema di salute pubblica di ben altra portata.

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