Italia-Irlanda del Nord, l’ultima spiaggia di Gattuso per cancellare l’incubo mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È un clima da dentro o fuori quello che si respira a Coverciano, dove l’Italia si prepara a giocarsi il diritto di tornare a calcare i campi del Mondiale dopo un digiuno che dura ormai da due edizioni. La sfida di giovedì sera a Bergamo contro l’Irlanda del Nord rappresenta non solo un passaggio cruciale per la qualificazione, ma anche un vero e proprio esame per il progetto di Gennaro Gattuso, chiamato a risollevare le sorti di un movimento che ha visto fallire la missione nelle precedenti campagne. La posta in palio, insomma, è altissima e la tensione, come ammesso dallo stesso commissario tecnico, è palpabile: solo chi non ha sangue nelle vene potrebbe non sentirla, ma è proprio su questa energia nervosa che l’ex mediano mondiale sta cercando di costruire una risposta diversa rispetto al passato.

Gattuso, insediato sulla panchina azzurra dopo la deludente esperienza europea del suo predecessore, ha lavorato nei mesi scorsi su un approccio che evitasse il martellamento psicologico. Ha scelto di incontrare i giocatori in cena, lontano dalle lavagne tattiche e dalle riunioni teoriche che avevano caratterizzato la disastrosa missione dell’Europeo, puntando a creare una coesione che prescinde dall’aspetto puramente tecnico. Una strategia che si scontra però con la gestione degli infortuni e delle scelte di formazione: l’addio al ritiro di Federico Chiesa, l’attaccante del Liverpool tornato in Inghilterra dopo una valutazione delle sue condizioni fisiche, ha riacceso il dibattito sul metodo del tecnico. Al suo posto è stato chiamato Nicolò Cambiaghi del Bologna, scelta che testimonia la volontà di Gattuso di non farsi condizionare da gerarchie prestabilite o da amicizie personali, preferendo la freschezza di chi garantisce la disponibilità totale.

La scelta di Bergamo e il “no alibi” prima del verdetto

La decisione di giocare alla New Balance Arena di Bergamo, invece del più capiente e blasonato stadio di San Siro, è stata una scelta personale del tecnico calabrese, il quale ha ringraziato il presidente federale e il capo delegazione Gianluigi Buffon per avergli concesso questa libertà. L’idea è quella di creare un clima da calderone, un ambiente caldo e compatto che non rischi di trasformarsi in un boato di disapprovazione al primo errore, come accaduto in passato quando gli spalti dei grandi stadi finivano per dividersi in fazioni contrapposte. È un dettaglio che rivela la fragilità del percorso: l’Italia ha bisogno di sentirsi a casa, di essere sostenuta senza riserve, perché il margine di errore è stato azzerato dalle due sconfitte subite contro la Norvegia nel girone di qualificazione.

La consapevolezza di non avere alibi, come ha ripetuto Gattuso, è il vero carburante di questi giorni di lavoro. Le parole del tecnico riecheggiano con forza: è inutile pensare a cosa si sarebbe potuto fare meglio nei mesi scorsi, perché l’unico orizzonte è la gara di giovedì. Il passato – fatta di quattro titoli mondiali, due europei e una storia gloriosa – viene messo da parte per concentrarsi su un presente che richiede umiltà e determinazione. La sfida con l’Irlanda del Nord è un bivio secco: se gli azzurri passeranno il turno, troveranno poi sulla loro strada la vincente tra Galles e Bosnia, in una finale che varrebbe la qualificazione alla coppa del mondo in Nord America. In caso contrario, sarebbe la terza assenza consecutiva, un’ipotesi che il calcio italiano non può permettersi.

Il peso della storia e la gestione del gruppo

Nell’avvicinamento a questo appuntamento, Gattuso ha rivisto con i suoi i passaggi critici conosciuti dall’Italia di Luciano Spalletti durante l’Europeo, cercando di evitare gli errori tattici e psicologici che portarono a una eliminazione precoce. La sua gestione del gruppo è sotto esame: se da un lato ha deciso di tenere con sé alcuni giocatori non al top, come dimostra la presenza di Sandro Tonali o Gianluca Scamacca nonostante i problemi fisici, dall’altro non ha esitato a lasciar partire Chiesa, motivando la scelta con una differenza di “stato d’animo”. Una differenziazione che potrebbe sembrare un paradosso, ma che il tecnico spiega con la necessità di avere attorno solo chi dimostra di voler essere lì senza tentennamenti.

La tensione si percepisce anche dalle parole degli addetti ai lavori, con Marco Borriello che ha recentemente ribadito la fiducia nel fatto che Gattuso sia l’uomo giusto per guidare questa traversata, sottolineando al contempo le difficoltà contingenti. L’assenza di Chiesa, che non giocava in nazionale da quasi due anni a causa dei vari acciacchi fisici, priva l’Italia di una delle sue frecce più pregiate, ma apre anche lo scenario a nuove soluzioni tattiche. La strada per il Mondiale, per il ct, passa necessariamente da un gioco veloce e da verticalizzazioni che sappiano sorprendere la difesa avversaria, senza più margine per costruzioni lente o prevedibili.

Un referendum sullo stato di salute del movimento

Oltre l’aspetto sportivo, questa doppia sfida (prima Bergamo, poi il possibile match in trasferta) ha assunto i contorni di un vero referendum sullo stato del calcio italiano. Dopo le esclusioni di Russia 2018 e Qatar 2022, la federazione e gli addetti ai lavori sanno bene che un’altra mancata qualificazione avrebbe conseguenze profonde sull’immagine del movimento, colpito anche da recenti successi in altri sport che hanno temporaneamente distolto l’attenzione del pubblico dalla nazionale di calcio. Gattuso ha parlato di questa pressione come di una motivazione in più, citando proprio i successi nel tennis, nella Formula 1 e alle Olimpiadi come fonte di orgoglio e stimolo.

Nel frattempo, gli avversari non restano a guardare. L’Irlanda del Nord arriva a Bergamo consapevole del proprio ruolo di underdog, ma determinata a sfruttare la fragilità azzurra. Anche loro hanno perso un pezzo importante, il difensore Daniel Ballard, ma l’entusiasmo di poter interrompere un digiuno mondiale che dura da quarant’anni è una spinta non indifferente. Per l’Italia, invece, l’asticella è più alta: non si tratta solo di vincere una partita, ma di dimostrare che il percorso iniziato da Gattuso è in grado di restituire credibilità a una squadra che ha smarrito la propria identità nei momenti decisivi. La qualificazione non è un obiettivo tra gli altri, è diventata la condizione necessaria per ripartire.

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