L’inchiesta “Risiko” e il ruolo di Frank Albanese, l’uomo che faceva da ponte tra la cosca Commisso, New York e il Canada
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Redazione Interno
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Il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, avvalendosi del supporto fornito dal Comando Provinciale di Reggio Calabria e inserendosi in un solco di cooperazione internazionale ormai consolidato con il Federal Bureau of Investigation statunitense, ha dato esecuzione a un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di sette soggetti ritenuti a vario Titolo affiliati o comunque organici alla cosca Commisso, storicamente radicata a Siderno, nel cuore della Locride. Il provvedimento restrittivo, che inizialmente aveva natura di fermo, non è stato convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Locri, il quale ha però contestualmente disposto, per tutti e sette gli indagati, una ben più stringente ordinanza di custodia cautelare in carcere, aggravando di fatto la misura a carico dei destinatari -1 -5. Le accuse, naturalmente, variano a seconda delle posizioni e ruoli ricoperti all’interno dell’associazione, ma ruotano attorno ai capi d’imputazione classici per simili contesti, e cioè l’associazione di tipo mafioso, il danneggiamento e l’estorsione, il tutto aggravato proprio dalla metodologia e dalla finalità mafiosa che contraddistingue l’agire del sodalizio -1 -7.
L’indagine, battezzata con il nome di “Risiko” proprio per la sua capacità di mettere in luce le complesse e ramificate connessioni transatlantiche della ’ndrangheta, si inserisce in un filone investigativo ben più ampio e profondo, che la Procura di Reggio Calabria porta avanti ormai da anni con l’obiettivo di disarticolare non solo le singole cosche operanti sul territorio, ma anche e soprattutto le loro proiezioni economiche e criminali all’estero -1 -5. In particolare, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sul cosiddetto “Siderno Group of Organized Crime”, una definizione coniata dalla magistratura canadese già a partire dagli anni Settanta per identificare quella struttura criminale di matrice calabrese, basata su regole, gerarchie e rituali mutuati direttamente dai locali della madrepatria, che è riuscita a impiantare solide radici in Nord America, e non solo, seguendo di fatto i flussi migratori partiti dalla Locride nel secolo scorso -1. L’inchiesta del ROS, sviluppatasi ininterrottamente tra il 2019 e il 2025, ha potuto contare su una proficua collaborazione con l’FBI, la quale ha fornito un contributo essenziale per comprendere l’effettiva consistenza e le dinamiche relazionali che legano il locale di ’ndrangheta di Siderno alle sue propaggini operative stanziate negli Stati Uniti e in Canada -1.
Il profilo di Frank Albanese e il ruolo di raccordo con gli Stati Uniti
Al centro di questo scacchiere investigativo internazionale emerge con prepotenza la figura di Frank Albanese, un soggetto residente negli Stati Uniti che gli inquirenti ritengono essere non semplicemente un sodale, ma un membro effettivo e strutturato della cosca Commisso, con funzioni apicali nella direzione della proiezione del gruppo criminale stabilmente operante ad Albany, nello Stato di New York -1 -7. Non si tratta, quindi, di un mero fiancheggiatore o di un prestanome, bensì di un vero e proprio uomo d’onore, che secondo la ricostruzione accusatoria svolgeva un ruolo di stabile e fondamentale raccordo, un ponte vivente, tra il vertice calabrese della cosca, con sede a Siderno, e le sue articolazioni in terra americana e canadese. Ad Albanese viene contestato, in sostanza, di gestire il flusso informativo tra i vari componenti apicali e gli associati, oltre a fornire sostegno materiale e morale, curando nel contempo le relazioni tra la ’ndrangheta e altre organizzazioni criminali operanti nel crocevia italo-americano -1. Un profilo, il suo, di altissimo rilievo, come confermato dalle dichiarazioni del procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, il quale ha sottolineato come dalle indagini emerga che Albanese non solo avesse la gestione diretta della cosiddetta “bacinella”, il fondo comune utilizzato dalla cosca per far fronte alle spese legali degli affiliati o per sostenere le famiglie dei detenuti, per conto dei Commisso in Canada e negli Stati Uniti, ma che in quei territori fosse ritenuto una figura talmente autorevole e responsabile da coltivare persino il proposito, mai realizzato per ragioni investigative, di incontrare il capo dei capi di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro -3 -10.
Il coordinatore dell’area jonica della Dda reggina, Giuseppe Lombardo, ha poi ulteriormente chiarito la portata del personaggio, spiegando che la sua individuazione e il ruolo che gli viene attribuito consentono finalmente di affermare con certezza investigativa che la ’ndrangheta dispone di una stabile, organizzata e influente rappresentanza negli Stati Uniti d’America, e in particolare in uno Stato nevralgico come quello di New York. Non si tratta di contatti estemporanei o di semplici rapporti d’affari tra singoli individui, ma di una presenza organica e strutturata, che opera in uno dei territori economicamente più floridi e competitivi del pianese, dimostrando una volta di più la capacità di adattamento e di infiltrazione della ’ndrangheta nei tessuti sociali ed economici globali -3 -10. Le investigazioni, inoltre, hanno permesso di confermare non solo l’esistenza e l’operatività del locale di Siderno, ma anche la sua centralità nelle dinamiche criminali internazionali, con la cosca Commisso, e in particolare il ramo detto degli “Scelti”, che esercita una vera e propria primazia all’interno del locale stesso, una leadership resa ancor più marcata dalla latitanza in Canada di Francesco Commisso e dalla detenzione di altri familiari stretti -1.
Il condizionamento del territorio e le dinamiche interne alla cosca
Parallelamente alla ricostruzione dei traffici e dei collegamenti oltreoceano, l’operazione “Risiko” ha gettato luce anche sulle modalità con cui la cosca Commisso continua a esercitare un’influenza pervasiva e soffocante sulla vita quotidiana e sulle attività economiche della propria cittadina d’origine, Siderno. Il procuratore Borrelli, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei risultati dell’indagine, ha voluto sottolineare come l’inchiesta abbia avuto il grande merito di ricostruire la concreta capacità della cosca di condizionare le scelte imprenditoriali di commercianti e imprenditori locali, nonché di interferire pesantemente con la vita di tutti i giorni dei comuni cittadini -3 -10. Un esempio lampante di questa ingerenza, quasi una sostituzione dell’autorità statuale, emerge da alcune intercettazioni telefoniche o ambientali, dalle quali si evince che molti residenti di Siderno, per la risoluzione dei più disparati problemi – spesso legati a controversie di vicinato o a questioni lavorative – si rivolgevano direttamente ad Antonio Commisso, figura di spicco del sodalizio, riconoscendogli di fatto un’autorità e un potere decisionale superiore a quello delle istituzioni e delle forze dell’ordine -3. Un dato, questo, che conferma quanto il radicamento mafioso non si basi solo su affari illeciti e traffici internazionali, ma anche e soprattutto su un consenso sociale distorto e su una capacità di risolvere i problemi in modo parallelo e alternativo alla legge.
Non va dimenticato, a completamento del quadro operativo, che contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari personali, i militari del ROS hanno proceduto al sequestro delle quote sociali di un’impresa edile, risultata nella disponibilità di uno dei soggetti colpiti dal provvedimento -1 -7. Un’azione, questa, che mira a colpire direttamente il patrimonio illecitamente accumulato e a sottrarre alla cosca uno degli strumenti privilegiati attraverso i quali essa tenta di infiltrarsi nell’economia legale, alterando le regole del mercato, accumulando capitali e creando consenso attraverso l’occupazione clientelare. Il procedimento penale, come precisato dagli stessi inquirenti nel rispetto della prassi e della legge, si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, e per tutti i sette indagati coinvolti – da Frank Albanese, il cui nome spicca per il ruolo internazionale, agli altri sodali ritenuti affiliati alla cosca Commisso – vige la presunzione di innocenza fino a un eventuale giudizio definitivo -1 -7.




