Mondiali, respinto il ricorso della Francia: per Olise resta il giallo
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Redazione Sport
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La Federazione francese ha provato a fare leva sulle immagini e sulla moviola per convincere la Fifa a cancellare l'ammonizione inflitta a Michael Olise, ma il verdetto è stato chiaro e inequivocabile: il cartellino giallo rimane valido. A comunicarlo ufficialmente è stato lo stesso commissario tecnico Didier Deschamps, nel corso della conferenza stampa tenuta al Gillette Stadium nella periferia di Boston, a poche ore dal match che potrebbe valere l'accesso alle semifinali del Mondiale.
La decisione, arrivata nella mattinata di oggi, ha chiuso ogni spiraglio per i Bleus, che avevano presentato il ricorso nella speranza di un ripensamento arbitrale dopo il contrasto con il paraguaiano Galarza, episodio che era costato il provvedimento disciplinare al giovane talento del Bayern Monaco.
La decisione della Fifa e le parole di Deschamps
La notizia è stata resa pubblica dallo stesso Deschamps, il quale ha confermato senza mezzi termini che il cartellino giallo non verrà revocato. "Non c'è stato alcun cambiamento riguardo al cartellino giallo di Olise. Abbiamo ricevuto la decisione della Fifa questa mattina, che conferma la validità del provvedimento", ha dichiarato il selezionatore, mettendo fine a giorni di attesa e di speranze per lo staff tecnico transalpino.
La federazione, nel suo esposto, aveva sostenuto che non ci fosse stato un contatto effettivo tra l'attaccante e il calciatore sudamericano tale da giustificare l'ammonizione, ma i giudici sportivi internazionali hanno ritenuto infondate le argomentazioni francesi, respingendo al mittente ogni richiesta di annullamento. Il ct, apparso rassegnato ma concentrato sulla sfida imminente, ha voluto comunque ribadire il rispetto per le istituzioni calcistiche, pur nella delusione per un esito che ora complica la gestione della rosa in vista dei prossimi impegni.
Il rischio squalifica per il talento del Bayern
Con questo provvedimento, Michael Olise si trova ora in una posizione estremamente delicata in ottica futura. Essendo già diffidato, come del resto accade per tutti i calciatori che raggiungono un certo numero di ammonizioni nel corso della fase a eliminazione diretta, qualsiasi altro cartellino giallo ricevuto nei prossimi match lo costringerebbe a saltare l'eventuale semifinale, un'eventualità che Deschamps e il suo staff cercheranno certamente di scongiurare con la massima attenzione.
La conferma del giallo, peraltro, arriva in un momento cruciale del torneo, quando ogni singolo dettaglio può fare la differenza tra il sogno di alzare la coppa e il ritorno a casa. La dirigenza francese, pur avendo esaurito le vie formali del ricorso, dovrà ora fare i conti con questa condizione di precarietà che grava su uno degli elementi più creativi e imprevedibili della rosa, cercando di gestirne i minuti e gli interventi in campo senza penalizzare l'equilibrio della squadra.
Il retroscena politico e le reazioni internazionali
La vicenda disciplinare, che di per sé appartiene al normale svolgersi delle dinamiche arbitrali, ha assunto nelle ultime ore contorni inaspettati a causa di alcune dichiarazioni e movimenti che hanno coinvolto la politica internazionale. L'attenzione mediatica si è spostata momentaneamente sui rapporti tra il presidente statunitense Donald Trump e il numero uno della Fifa Gianni Infantino, con il primo che avrebbe manifestato un certo disappunto per le regole del calcio, arrivando a chiedere interventi diretti sull'applicazione dei provvedimenti disciplinari.
Questo interessamento, stando a quanto filtrato da fonti vicine alla federazione mondiale, avrebbe creato un certo imbarazzo negli uffici di Zurigo, alimentando anche qualche polemica in seno alle delegazioni africane che hanno visto in queste ingerenze un tentativo di condizionamento del torneo.
Eppure, al di là dei retroscena politici e delle chiacchiere da corridoio, il responso della Fifa sul caso Olise è stato netto e ha seguito i dettami del regolamento, dimostrando come, almeno in questa circostanza, le procedure interne abbiano tenuto fede alla loro autonomia, nonostante le pressioni esterne e i sospetti di chi temeva un trattamento di favore per le big del calcio mondiale.




