Trump a Milano e Verona per la finale dell’hockey e la chiusura delle Olimpiadi
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Redazione Sport
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L’ipotesi, dapprima circolata come semplice indiscrezione tra gli addetti ai lavori e le delegazioni diplomatiche, ha via via assunto i contorni di una possibilità concreta, quasi una certezza, costringendo i comitati organizzatori e le autorità preposte alla sicurezza a mettere mano ai piani di emergenza. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, potrebbe materializzarsi in Italia nel weekend che chiuderà i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, approfittando della ribalta internazionale offerta dall’evento per un blitz che avrebbe del clamoroso. Se la nazionale maschile a stelle e strisce riuscisse a conquistare un posto nella finale in programma domenica 22 febbraio al PalaItalia Santa Giulia di Milano, il tycoon sarebbe pronto a varcare l’oceano a bordo dell’Air Force One per assistere dal vivo alla sfida che assegna l’oro -2.
Le interlocuzioni, va detto, sarebbero già entrate in una fase operativa piuttosto avanzata, con i primi sopralluoghi dei servizi segreti americani – quelli che chiamano advance – che starebbero valutando gli spazi, le vie di fuga e i percorsi per il corteo presidenziale. Nessuna conferma ufficiale, ovviamente, filtra né da Washington né tantomeno dalla nostra Farnesina, abituata peraltro a gestire i protocolli per le visite dei grandi della terra; ma i segnali, per chi è abituato a leggere tra le righe delle agende politiche, sono fin troppo chiari. Non si tratterebbe, infatti, di una semplice comparsata milanese. Dopo il match, il presidente – e qui la notizia si arricchisce di un ulteriore, significativo dettaglio – potrebbe raggiungere Verona per prendere parte alla cerimonia di chiusura dei Giochi, in programma la sera stessa nell’Arena scaligera -2. Un doppio appuntamento, dunque, che trasformerebbe la sua permanenza in territorio italiano in una full immersion di poche ore, ma ad altissima densità mediatica e politica.
Il fattore hockey e i precedenti illustri
Ma perché proprio l’hockey su ghiaccio? La ragione è tanto semplice quanto profondamente radicata nella cultura sportiva e nell’immaginario collettivo statunitense. Per gli americani, l’hockey maschile alle Olimpiadi rappresenta molto più di una semplice competizione: è una questione di orgoglio nazionale, un terreno di sfida storica – e spesso ampiamente favorevole – con i rivali di sempre del Canada e con le potenze europee. Trump, che non ha mai fatto mistero di considerare lo sport una formidabile estensione del palcoscenico politico, non perderebbe l’occasione di associare la propria immagine a un trionfo sportivo, rivendicando il ruolo di guida di una nazione che vince -1. Del resto, lo si è visto con i Florida Panthers, accolti alla Casa Bianca dopo la conquista della Stanley Cup, e con i campioni del college portati nello Studio Ovale come trofei viventi -1.
La squadra a stelle e strisce, dal canto suo, sta rispondendo sul ghiaccio con prestazioni che alimentano il sogno di una finale. Dopo il netto 5-1 inflitto alla Lettonia nella fase a gironi, partita nella quale i fratelli Hughes – Jack e Quinn – hanno letteralmente illuminato il palazzetto con quattro assist in due, le quotazioni del team USA sono schizzate alle stelle -3. Il cammino, certo, è ancora in salita e passa attraverso i quarti e una eventuale semifinale, ma la possibilità che gli uomini di coach Mike Sullivan arrivino all’atto conclusivo è tutt’altro che remota. Ecco, allora, che il viaggio di Trump diventa una variabile dipendente dai risultati sportivi: una scommessa, la sua, che lo costringerebbe a tenere i motori dell’aereo presidenziale caldi in attesa dell’esito delle semifinali di venerdì. La decisione definitiva, è stato fatto sapere, verrebbe presa solo a risultato acquisito, con un preavviso di appena 48 ore che farebbe impazzire qualsiasi protocollo di sicurezza -2.
Verona e il nodo sicurezza
E veniamo, dunque, alla seconda tappa di questo ipotetico, e logisticamente complesso, blitz tricolore. L’Arena di Verona, scrigno romano che ospiterà la cerimonia conclusiva, si preparerebbe a ricevere un ospite d’eccezione. La cornice sarebbe quella della grande festa di commiato, con i tedofori, gli atleti e il passaggio di consegne alle prossime Olimpiadi; al centro, però, ci sarebbe lui, Donald Trump, con tutta la scenografia coreografica e mediatica che la sua presenza inevitabilmente comporta. Non sarebbe la prima volta che un presidente americano partecipa alla chiusura di Giochi oltremare, ma in questo caso specifico la visita assumerebbe i contorni di una precisa dichiarazione d’intenti, una sorta di riappropriazione della scena globale dopo le polemiche che hanno accompagnato l’inizio della manifestazione.
E le polemiche, in effetti, non mancano. Appena due settimane fa, il vicepresidente J.D. Vance, presente alla cerimonia inaugurale allo stadio Meazza, era stato accolto da sonori fischi da parte del pubblico presente, un gesto che molti osservatori hanno interpretato come una chiara manifestazione di dissenso verso le politiche dell’amministrazione Trump, in particolare quelle legate all’operato dell’Ice, l’agenzia per l’immigrazione -4. Un episodio che il presidente, interpellato dai giornalisti a bordo dell’Air Force One, liquidò con una battuta – “Era all’estero, in patria non lo fischiano” – ma che evidentemente non è passato inosservato -4. Ora, per Trump, l’obiettivo sarebbe ribaltare quella narrazione, presentandosi non come il capo di una fazione, ma come il leader di una nazione sportiva pronta a festeggiare i propri campioni, magari scortato da una delegazione di fedelissimi tra cui spicca il nome di Linda McMahon, già a capo della delegazione ufficiale per la chiusura -8.
Resta, sullo sfondo, il nodo cruciale della sicurezza. Organizzare una visita presidenziale così last minute, con spostamenti tra due città e la gestione di un impianto come l’Arena – che per sua natura è un luogo aperto e difficilmente blindabile – rappresenta una sfida titanica per il Dipartimento di Stato e per le nostre forze dell’ordine. Eppure, fonti vicine agli organizzatori assicurano che gli scenari sono già stati tutti ipotizzati e che i piani B, C e D giacciono nei cassetti dei questori e dei prefetti, pronti a essere estratti e attuati nel momento in cui, dalle semifinali di hockey, arrivasse il via libera definitivo.




