Tadej Pogacar vince la quarta Strade Bianche dopo 78 km in fuga, Seixas sorprende tutti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La prima, autentica, classica di primavera si è corsa sugli sterrati bianchi delle crete senesi, e il copione, va detto senza timore di smentita, è stato lo stesso identico degli ultimi anni: Tadej Pogacar, maglia iridata cucita addosso, ha deciso di mettere fine alla gara quando mancavano ancora 78 chilometri all’arrivo in Piazza del Campo, e lo ha fatto sul tratto di Monte Sante Marie, quel settore di sterrato che ormai è diventato il suo palcoscenico preferito. Lo sloveno, al suo esordio stagionale dopo un inverno di preparazione dedicato agli obiettivi che verranno, ha semplicemente aperto il gas, ed è stato un gesto tecnico ripetuto identico a se stesso, ma la cui potenza lascia sempre senza fiato gli avversari. Nessuno, infatti, ha provato nemmeno a rispondere, o meglio qualcuno ci ha provato, come il giovane Paul Seixas, ma la reazione è durata lo spazio di pochi pedalate, perché quando il campione del mondo decide di imprimere quel ritmo, la gara si frantuma in tanti rivoli. La fuga, partita ai primi chilometri e composta da nove coraggiosi, è stata ripresa e annullata proprio in quel punto, e il resto della corsa, per i circa duecento chilometri totali, ha assunto i contorni di una lunghissima passerella verso Siena.

Il record di vittorie e il podio dei giovanissimi

Tagliando il traguardo con un minuto esatto di vantaggio sul secondo classificato, Pogacar ha iscritto il suo nome per la quarta volta nell'albo della corsa toscana, staccando così Fabian Cancellara che fermo a tre successi, un record che in pochi avrebbero immaginato quando lo svizzero dominava sugli sterrati. Alle sue spalle, però, la corsa per le posizioni nobili ha regalato uno spettacolo nel suo piccolo avvincente, con il diciannovenne transalpino Paul Seixas capace di imporsi nella volata a due con il messicano Isaac Del Toro. Proprio il messicano, compagno di squadra di Pogacar alla UAE Team Emirates, è stato un preziosissimo alleato in fase di controllo, ma sullo strappo finale di via Santa Caterina non ha potuto nulla contro lo scatto del francese, che si è preso un secondo posto di prestigio assoluto. E pensare che Seixas, del team Decathlon-CMA CGM, era stato l'ultimo a mollare la ruota del campione subito dopo l'attacco, salvo poi gestire con una lucidità sorprendente per la sua età la lunga rincorsa da dietro, dimostrando che forse, per il futuro del ciclismo, c'è speranza.

Le parole di Pogacar e la tattica della squadra

Intervenuto in sala stampa dopo la consueta doccia di folla e gli inchini sotto la Torre del Mangia, Pogacar ha spiegato con una certa schiettezza le dinamiche di una corsa che, nonostante la vittoria, non lo soddisfa pienamente nel suo sviluppo. «Non mi piace attaccare così da lontano – ha confessato il fenomeno di Komenda – ma il percorso, con questi chilometri extra aggiunti nella parte finale, mi obbliga a farlo. Di fatto, un attacco che normalmente lancerei a cinquanta chilometri dall'arrivo, qui lo devo anticipare di trenta, ritrovandomi a fare la differenza quando ne mancano ottanta». Una critica, quella dello sloveno, che suona quasi come un paradosso, visto che è proprio quella distanza a esaltare le sue qualità, e che riguarda gli ultimi trenta chilometri del tracciato, da lui giudicati inutili ai fini dello spettacolo. La squadra, dal canto suo, ha svolto un lavoro certosino: dopo aver tenuto a bada la fuga iniziale, ha piazzato due uomini nel gruppo inseguitore, neutralizzando sul nascere qualsiasi velleità di corridori come Tom Pidcock o Wout Van Aert, mai realmente in corsa per la vittoria.

L'analisi di Nibali e la prestazione di Seixas

Vincenzo Nibali, osservatore speciale della corsa, ha voluto soffermarsi proprio sull'episodio chiave, quel tratto di Monte Sante Marie dove tutto si è deciso. Secondo l'ex vincitore del Tour, la gara avrebbe potuto avere uno sviluppo differente se il giovane Seixas fosse riuscito a resistere al primo affondo del campione del mondo. «Magari alla fine avrebbe vinto lo stesso Pogacar, nessuno può dirlo – ha spiegato lo Squalo – ma la situazione tattica sarebbe stata sicuramente differente». Un'analisi che fotografa il momento di forza della vecchia guardia e l'emergere di un nuovo talento, capace di tenere testa mentalmente al più forte di tutti. Sulla questione di un suo eventuale impiego al Tour de France, Nibali si è mostrato cauto: non è convinto che portarlo subito a correre tre settimane sia la scelta migliore, e suggerirebbe invece di preservarlo, facendolo maturare con calma, perché il salto nei grandi giri è ben diverso dalle corse di un giorno, anche se iconiche come la Strade Bianche. La sensazione, comunque, è che il ciclismo abbia appena assistito a un passaggio di testimone ideale, con il presente che vince e il futuro che si prende la scena.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.