Pogacar, numeri da extraterrestre alla Strade Bianche: 80 chilometri a 380 watt. E quel duello negato con Seixas

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'è un dato, freddo e inappellabile come solo i numeri sanno essere, che trasforma l'impresa di Tadej Pogacar alla Strade Bianche in qualcosa di ancora più irreale di quanto gli occhi abbiano già potuto registrare domenica pomeriggio a Siena. I misuratori di potenza, quelli della piattaforma Velon, hanno certificato che nei famigerati ultimi 80 chilometri di fuga solitaria, il campione sloveno ha mantenuto una media di 380 watt. Una potenza mostruosa, spalmata su strade bianche e asperghi toscani, che trasforma un'azione già di per sé leggendaria in un dato fisiologico che sfiora i limiti della sopportazione umana. Non è stata solo una vittoria, la quarta per lui sotto la Torre del Mangia che lo proietta solitario nell'albo d'oro staccando Fabian Cancellara, ma una dimostrazione di forza che ridisegna i confini del ciclismo moderno. Il copione, ormai, è noto fin dalla vigilia: attacco sul tratto di Monte Sante Marie, quello dedicato a Cancellara, e poi via, verso l'orizzonte, a dettare legge su polvere e asfalto.

Il muro umano della UAE e la rimonta impossibile

La miccia è scoppiata a 78,5 chilometri dall'arrivo, quando Pogacar ha deciso che era ora di salutare la compagnia. Ma ciò che gli occhi non hanno colto in diretta, e che le dichiarazioni post-gara hanno svelato, è la complessa dinamica che si è innescata subito dopo quel primo, violentissimo allungo. Il solo a provare a rispondere presente è stato il giovanissimo francese Paul Seixas, diciannove anni, al debutto assoluto su queste sterrate. La sua reazione, però, si è infranta contro un muro giallo, quello della UAE Emirates. Seixas, con onestà e un pizzico di frustrazione, ha raccontato nei dettagli quei momenti convulsi: Isaac Del Toro, il messicano compagno di squadra di Pogacar, gli ha letteralmente sbarrato la strada. Una volta, due volte, tre volte, il messicano ha ostacolato il tentativo di ricucitura del francese, inserendosi sulla sua traiettoria e frenando, in quella che è parsa una chiara azione di squadra volta a proteggere la fuga del proprio capitano. Seixas è riuscito comunque a ricucire lo strappo, arrivando quasi a ruota di Pogacar, ma quello sforzo supplementare per superare l'ostacolo Del Toro gli è costato carissimo.

Il campione del mondo, dal canto suo, non ha concesso ulteriori repliche. Il francese lo ha ammesso senza giri di parole: "Lui gestiva, io ero al massimo". Pogacar, accortosi del pericolo alle spalle, ha semplicemente cambiato passo, ristabilendo le gerarchie. Una progressione inesorabile che ha lasciato Seixas a dover lottare per la piazza d'onore, un duello vinto poi con Del Toro sullo strappo finale verso Piazza del Campo. Un'impresa nella disfatta, quella del classe 2006, che diventa il più giovane di sempre a salire sul podio di Siena, ma che lascia spazio a più di una riflessione su come sarebbe potuta andare senza quel "blocco" a metà strada.

I 380 watt del predestinato e l'ombra del Nord

Se la prestazione di Seixas è la notizia nel futuro del ciclismo, i 380 watt di Pogacar sono la fotografia del suo presente. Una potenza che, tradotta in chilometri, significa aver percorso quasi metà gara in solitaria, gran parte della quale sugli sterrati bianchi delle Crete Senesi, con un vantaggio che ha toccato anche i due minuti per poi assestarsi sul minuto finale. I bookmakers, come raccontano le cronache, non si erano nemmeno presi la briga di aprire un mercato sul vincitore, concentrandosi piuttosto su chi sarebbe arrivato secondo. La profezia si è avverata, ma il copione non è stato privo di colpi di scena, come il tentativo di reazione del giovane transalpino e la resistenza opposta dal messicano. Il dominio dello sloveno, alla sua prima uscita stagionale dopo una preparazione invernale mirata, è stato totale e ha riacceso i riflettori sulla sua prossima uscita, quella Milano-Sanremo che rappresenta uno degli obiettivi dichiarati di questa annata.

La preparazione invernale del fuoriclasse di Komenda, evidentemente, è stata meticolosa. I watt prodotti sulle strade bianche non mentono: la condizione è già smagliante. Il modo in cui ha letteralmente frantumato la concorrenza, fatta di nomi come Wout van Aert, Tom Pidcock e Matteo Jorgenson, ha dell'incredibile. E mentre Pogacar si godeva l'apoteosi finale sotto la Torre del Mangia, con le braccia alzate negli ultimi duecento metri, nel gruppo degli inseguitori si consumava una piccola, grande battaglia. Seixas, dopo aver speso energie preziose per superare Del Toro, ha dovuto vedersela con il messicano, il quale, forte della posizione di forza della propria squadra, non ha mai collaborato nell'inseguimento. Il finale, con il francese che riesce a staccare il messicano sull'ultimo strappo di via Santa Caterina, ha regalato un sapore epico a una giornata che altrimenti sarebbe stata solo una passerella trionfale.

Description: Tadej Pogacar vince la quarta Strade Bianche con 80 km in fuga a 380 watt di media. La cronaca del dominio e il duello con il giovane Paul Seixas.

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