Crisi politica in Serbia, dimissioni del premier Vucevic
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il crollo della tettoia della stazione di Novi Sad, avvenuto il 1° novembre scorso e costato la vita a 15 persone, ha scatenato una serie di proteste in tutta la Serbia. L'opera, finanziata dal Governo con fondi cinesi nell'ambito della Belt and Road Initiative, ha sollevato un'ondata di indignazione popolare che ha portato alla richiesta di giustizia e all'individuazione dei responsabili. Le dimissioni del primo ministro Miloš Vučević, annunciate martedì, sono state un tentativo di placare le tensioni sociali, ma hanno aperto un nuovo capitolo di instabilità politica.
Il presidente Aleksandar Vučić ha dichiarato che, in assenza di elezioni parlamentari anticipate, inviterà tutte le forze politiche a partecipare alle consultazioni per la formazione di un nuovo governo. La decisione sarà presa nei prossimi dieci giorni. Le dimissioni di Vučević, giunte dopo mesi di proteste e scontri in piazza, sono state motivate dalla volontà di "non aumentare ulteriormente le tensioni nella società". Tuttavia, l'episodio ha messo in luce le fragilità di un sistema politico dominato dal presidente Vučić e segnato da accuse di corruzione endemica.
L'aggressione ai danni di manifestanti a Novi Sad ha ulteriormente esacerbato la situazione, evidenziando una crisi istituzionale che si trascina da anni. La Serbia, scossa da mesi di proteste, si trova ora a dover affrontare una fase di incertezza politica, con la necessità di trovare soluzioni che possano ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.




