Esplosione nel deposito Eni di Calenzano, un camionista salvo per miracolo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un forte soffio, seguito dal buio totale: così Massimiliano Niccolai, autotrasportatore sessantenne con oltre vent'anni di esperienza, ha descritto i drammatici momenti dell'esplosione avvenuta nel deposito Eni di Calenzano. Niccolai, che si trovava in coda sotto il deposito, ha raccontato agli inquirenti di essersi salvato per soli cinque secondi. "Se fossi arrivato cinque secondi prima, sarei morto", ha dichiarato il camionista, ancora scosso dall'accaduto.

L'ipotesi principale degli investigatori è che una telefonata possa aver causato la scintilla che ha innescato l'esplosione. Un altro camionista, ascoltato dagli inquirenti, ha confermato che tutti portano il cellulare con sé, suggerendo così una possibile causa dell'incidente. La moglie di Emiliano Braccini, uno degli autotrasportatori feriti, ha espresso la sua speranza che il marito possa salvarsi. "Con Emiliano ci incontriamo poco, quando lui lavora io dormo e viceversa", ha raccontato Ilenia Braccini, aggiungendo che il marito è uscito alle due del mattino per andare al deposito, come fa da anni.

La tragedia ha acceso i riflettori sugli impianti a rischio in Italia, con particolare attenzione alla Calabria, dove si trovano 17 siti di stoccaggio o produzione di combustibili, soprattutto GPL. L'inventario degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, stilato dal Ministero della Transizione Ecologica e dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ha individuato questi siti come potenzialmente pericolosi.

La vicenda di Calenzano, oltre a suscitare preoccupazione per la sicurezza degli impianti, ha messo in luce la necessità di una maggiore attenzione alle norme di sicurezza e alla prevenzione degli incidenti.

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