Esplosione nel deposito Eni di Calenzano, le indagini proseguono
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Redazione Interno
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Lunedì 9 dicembre, un'esplosione devastante ha scosso il deposito Eni di Calenzano, causando gravi danni a numerose strutture circostanti. L'evento, che ha coinvolto due squadre di manutenzione impegnate in operazioni di sicurezza e attivazione di nuove linee di carburante, ha portato alla luce la vulnerabilità di un'area densamente popolata da aziende e abitazioni.
Secondo le prime ricostruzioni, una telefonata potrebbe aver innescato la scintilla fatale, provocando l'esplosione. Un camionista sopravvissuto, ascoltato dagli inquirenti, ha riferito che tutti portano il cellulare con sé, suggerendo così una possibile causa dell'incidente. Le squadre di manutenzione, al lavoro tra le corsie 5 e 7, stavano rimuovendo valvole e tronchetti per mettere in sicurezza una linea benzina dismessa da anni e attivando una nuova linea di carburante Hvo, un diesel prodotto da materie prime rinnovabili.
L'esplosione ha causato danni ingenti: finestre rotte, infissi e cartongessi sfondati, solai crollati. Le indagini, condotte dalle autorità competenti, si concentrano ora sulla dinamica dell'incidente e sulle misure di sicurezza adottate all'interno del deposito. La geografia industriale dell'area, con 221 aziende stipate in meno di 300 metri, un palazzetto dello sport, una piscina, la ferrovia e una decina di abitazioni, rende evidente la necessità di una revisione delle norme di sicurezza per prevenire futuri disastri.
In Calabria, l'attenzione si sposta ora sugli impianti a rischio, con 17 siti individuati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Ministero della Transizione ecologica. Questi siti, principalmente di stoccaggio o produzione di combustibili, rappresentano una minaccia potenziale per le comunità locali.




