Strage al deposito Eni di Calenzano, indagini in corso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel corridoio tra la baia 6 e la baia 7 del deposito Eni di Calenzano, gli operai lavoravano mentre il carburante fuoriusciva, formando una densa nuvola, e le autocisterne continuavano a caricare. Le immagini dell’impianto di videosorveglianza, riprese alle 10.20 del 9 dicembre, mostrano gli attimi prima dell’esplosione che ha ucciso cinque persone e ne ha ferite altre 26. Un nuovo sopralluogo degli inquirenti, guidati dal procuratore capo di Prato Luca Tescaroli e dal sostituto Massimo Petrocchi, ha fornito ulteriori evidenze investigative.

La strage, che ha sconvolto la comunità locale, ha portato il Comune di Calenzano a procedere con una georeferenziazione delle conseguenze dello scoppio, segnalate da aziende e cittadini, per valutare l’impatto concreto sul territorio. Durante un incontro nel palazzo comunale, il sindaco Giuseppe Carovani e l’assessore alle Attività Produttive, Marco Venturini, hanno discusso con le associazioni di categoria l’importanza di risarcimenti rapidi.

Uno degli elementi su cui si concentrano le indagini è una tubazione priva dei bulloni di sicurezza. Questo dettaglio, immortalato in un video estratto dai sistemi di sorveglianza, è ritenuto cruciale per comprendere le cause dell’esplosione. La perdita di carburante da un tubo senza bulloni di sicurezza avrebbe provocato l’abbondante fuoriuscita di carburante tra la baia 6 e la baia 7 della pensilina di carico, scatenando l’inferno in cui hanno perso la vita cinque autotrasportatori.

Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità e prevenire future tragedie simili.

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