Incidente al deposito Eni di Calenzano, aperte le indagini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il deposito Eni di Calenzano, teatro di una tragica esplosione che ha causato cinque morti e ventisei feriti, rimarrà chiuso per almeno due mesi. La Procura di Prato ha disposto il sequestro dell'impianto e ha incaricato un pool di specialisti di condurre una consulenza tecnica per determinare le cause dell'incidente. Durante un sopralluogo durato diverse ore, gli inquirenti hanno cercato di ricostruire la dinamica dell'esplosione, avvenuta in tre fasi distinte.

La prima esplosione, la più violenta, è stata innescata dalla fuoriuscita di vapori di carburante all'altezza della baia 6, dove alcuni operai stavano effettuando lavori di manutenzione sulla linea di carico per le autobotti. Le altre due esplosioni, verificatesi nelle baie adiacenti 5 e 4, sono state provocate dalla propagazione dell'incendio a due autocisterne. Il sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, ha sottolineato come i danni si siano estesi per oltre un chilometro, superando di gran lunga il raggio di 200 metri previsto dal piano di emergenza inserito nel piano di protezione civile.

Le indagini si concentrano ora sull'analisi delle condotte attive o passive che potrebbero aver causato la deflagrazione. Gli esperti dovranno valutare il rispetto dei piani di sicurezza e individuare eventuali negligenze o sottovalutazioni. Nel frattempo, l'intera area dell'impianto rimarrà sotto sequestro fino alla conclusione delle indagini, prevista entro due mesi.

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