Netanyahu in Ungheria, Orbán annuncia il ritiro dalla Corte penale internazionale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, è accolto a Budapest con tutti gli onori, il suo omologo ungherese Viktor Orbán ha scelto di compiere un passo che non può passare inosservato: l’Ungheria si ritirerà dalla Corte penale internazionale (Cpi), il tribunale dell’Onu che proprio nei giorni scorsi ha emesso un mandato d’arresto contro Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l’umanità legati al conflitto a Gaza. Una decisione definita da Netanyahu “coraggiosa e di principio”, mentre il leader israeliano – che in patria affronta pressioni crescenti tra scandali giudiziari e proteste per la guerra – trova in Orbán un alleato disposto a sfidare le critiche internazionali.

La visita di Stato, della durata di quattro giorni, ha incluso anche una tappa al memoriale dell’Olocausto sulle rive del Danubio, dove furono deportati oltre 400.000 ebrei ungheresi nel 1944. Ma al di là dei gesti simbolici, è la politica a dominare la scena: l’annuncio del ritiro dalla Cpi, che diventerà effettivo tra un anno, arriva in un momento in cui l’Ungheria consolida il suo ruolo di avamposto euroscettico, mentre Israele cerca di rompere l’isolamento diplomatico. Non a caso, poche ore dopo l’incontro tra i due premier, Tel Aviv ha abolito i dazi su una serie di prodotti statunitensi, un segnale che non sfugge a chi osserva le mosse di Netanyahu per mantenere saldi i legami con Washington

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