Terni, la Digos identifica le due ragazze autrici del fantoccio di Bandecchi
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Redazione Interno
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La Digos di Terni ha risolto in poco più di trentasei ore il caso del fantoccio con l'effigie del sindaco Stefano Bandecchi appeso a testa in giù, comparso sotto Palazzo Spada sabato sera. Le indagini hanno portato all'identificazione di due giovanissime residenti in città: una maggiorenne e una minorenne.
Le dinamiche del gesto e il pentimento
Le due studentesse hanno agito da sole, senza legami con partiti o movimenti politici. Si sono pentite quasi immediatamente del gesto, al punto da tentare di tornare sul posto per rimuovere il pupazzo, desistendo solo per la troppa gente presente.
La confessione e le scuse della famiglia
La maggiorenne, convocata in Questura, ha ammesso la propria responsabilità senza esitazione, fornendo anche il nome della compagna. La minorenne aveva già confessato tutto ai genitori, manifestando rammarico. Il padre, presente all'audizione, si è detto disposto a scusarsi con il sindaco, definendo l'azione un'iniziativa estemporanea nata e conclusa in poche ore.
Le dichiarazioni del sindaco Bandecchi
Il sindaco Bandecchi, commentando l'identificazione, ha espresso una posizione che va oltre la semplice condanna. Attraverso i suoi canali ha lasciato intendere di credere all'esistenza di «dei mandanti» oltre alle semplici «braccia». Un'affermazione che, per il momento, non trova riscontri nelle indagini della Digos, le quali hanno invece evidenziato l'assenza di un movente politico.
Il clima politico a Terni
L'episodio, sebbene circoscritto, si inserisce in un dibattito cittadino già surriscaldato. Un esponente di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di un «clima insopportabile», attribuito allo stile di governo del sindaco, che secondo alcuni osservatori finisce per influenzare anche le espressioni di dissenso tra i più giovani.




