Consob, documento sull'indagine Mps-Mediobanca: "Non sussistono patti occulti"
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Redazione Economia
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Un documento interno della Consob, datato 15 settembre e anticipato dal Sole 24 Ore, stabilisce che dietro l'accumulo di azioni di Mediobanca non siano ravvisabili gli estremi di un patto segreto. L’Authority, che per mandato vigila sulle società quotate, ha esaminato le operazioni che hanno coinvolto, tra gli altri, Delfin della famiglia Del Vecchio e il gruppo Caltagirone, giungendo a una conclusione che sembra divergere dalle ipotesi investigative della Procura di Milano. Nel testo, che fa riferimento specifico al presunto accordo finalizzato a influenzare il controllo dell’istituto di credito e di Generali, si legge esplicitamente come non sussista un simile concerto, men che meno uno che abbia coinvolto i vertici di Monte dei Paschi di Siena nell’intento di aggirare gli obblighi normativi.
Il contenuto del rapporto di vigilanza
Il documento, redatto dalla divisione vigilanza emittenti e passato in Commissione senza necessità di voto, costituisce una valutazione tecnica basata sui dati e sulle comunicazioni ufficiali ricevute fino alla data della sua stesura. Esso, com’è prassi, è stato trasmesso agli inquirenti milanesi che da mesi conducono un’inchiesta su possibili illeciti di mercato. La posizione dell’autorità di vigilanza, la quale non esprime giudizi penali ma valida la regolarità formale delle operazioni, si basa su un’analisi dei flussi azionari e delle dichiarazioni pubbliche rese dalle parti in causa, dalle quali non emergerebbero elementi sufficienti a configurare un’anomalia.
Il contesto delle indagini della procura
Il parere della Consob, per quanto autorevole, si inserisce in un contesto giudiziario più ampio e articolato, che ha visto gli stessi soggetti finire al centro di perquisizioni e accertamenti due mesi dopo la data del rapporto. Le indagini della procura, coordinate dal procuratore aggiunto, procedono lungo binari differenti, approfondendo profili che esulano dalla mera vigilanza di mercato e che potrebbero coinvolgere aspetti di diritto penale. Mentre l’autorità finanziaria valuta la conformità alle regole di trasparenza, i magistrati investigano su possibili reati, un lavoro che comporta tempi e metodologie d’indagine proprie, talvolta destinate a sovrapporsi o a divergere dai riscontri tecnici.
Le implicazioni per il caso
L’emersione di questo atto, se da un lato non chiude la vicenda giudiziaria, offre uno spaccato significativo sulla complessità di simili procedimenti, dove le valutazioni tecniche e quelle penali possono talvolta non coincidere. La mancanza di un “patto occulto” accertato dalla vigilanza non implica automaticamente l’assenza di illeciti, così come un’indagine penale in corso non conferma la sussistenza degli stessi. La situazione rimane in divenire, con gli atti dell’inchiesta che dovranno essere valutati nel loro insieme, considerando tutte le fonti disponibili, inclusi i pareri delle autorità di settore.




