Il piano Stellantis da 5 miliardi e le reazioni dei sindacati: tra cautela e attacchi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'annuncio, giunto al termine di un incontro romano convocato per illustrare le ricadute nazionali del più ampio piano strategico Fastlane 2030, è stato formulato da Emanuele Cappellano, responsabile europeo del gruppo, il quale ha dettagliato come le risorse – pari a circa il 40% degli investimenti globali destinati alla regione – verranno indirizzate allo sviluppo di nuove piattaforme, all'intelligenza artificiale e alle motorizzazioni, con l'obiettivo dichiarato di far crescere i ricavi del 15% entro la fine del decennio.

Dopo i "rumors" che avevano alimentato timori di delocalizzazione, il governo, attraverso il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha prontamente rivendicato il risultato come frutto della propria "moral suasion", sottolineando come dal dicembre scorso si registri un'inversione di tendenza della produzione negli stabilimenti italiani, un dato che – a suo avviso – testimonierebbe l'attuazione concreta del Piano Italia, culminata con l'impegno a non chiudere impianti né a procedere a licenziamenti, in controtendenza rispetto al resto del continente.

I dettagli industriali: i poli produttivi e il nodo di Cassino

Nel dettaglio, la strategia delineata da Cappellano prevede una ripartizione delle missioni produttive: Pomigliano e Mirafiori saranno i poli per le auto compatte, con la conferma di almeno due nuovi modelli e-car dal 2028 per il primo e il rilancio della 500 elettrica e ibrida per il secondo, che si trasformerà anche in un hub per le batterie; Melfi, Cassino e Modena saranno invece dedicati ai veicoli di fascia medio-alta e di lusso, mentre Atessa manterrà il suo ruolo di riferimento per i veicoli commerciali.

Eppure, a fronte di queste rassicurazioni, permangono significative aree d'ombra, la più critica delle quali riguarda lo stabilimento di Cassino, dove i livelli produttivi hanno toccato minimi storici (si parla di soli 24 giorni di lavoro da gennaio) e per il quale il piano dettagliato è stato rinviato alla fine del 2026, con l'assegnazione della nuova Maserati Grecale giudicata importante ma non sufficiente a garantire la piena occupazione.

La spaccatura sindacale: cautela e opposizione frontale

Se la Cisl e la Uil, pur esprimendo una cauta soddisfazione per il passo in avanti rappresentato dagli investimenti, hanno immediatamente messo in guardia sulla necessità di monitorare attentamente l'evoluzione della situazione – chiedendo tempi certi e volumi adeguati per evitare che la cassa integrazione diventi una condizione permanente – la Cgil, per bocca del suo segretario generale Maurizio Landini, ha assunto una posizione di netta e pregiudiziale contrarietà.

Landini, definito dal governo il solito "signor No", ha attaccato duramente l'esecutivo, accusandolo di fare della propaganda spacciando per successi ciò che sarebbero invece solo misure insufficienti, e ribadendo il suo giudizio negativo sulla reale volontà del gruppo, controllato dalle famiglie Agnelli ed Elkann, di investire sostanzialmente nel Paese, un atteggiamento che, a suo dire, rischia di far pagare il prezzo più alto ai lavoratori.

La vigilia dell'audizione parlamentare di Filosa

Il confronto odierno, che ha visto la mobilitazione dei sindacati anche sotto il grattacielo della Regione Piemonte, si configura come l'antipasto della settimana "calda" dell'automotive, con l'attenzione che si sposta ora sull'audizione di domani dell'amministratore delegato Antonio Filosa, il quale sarà chiamato a rispondere alle domande delle commissioni congiunte di Camera e Senato.

La posta in gioco è alta, poiché le istituzioni e le parti sociali attendono da questo appuntamento risposte più puntuali e dettagliate sui volumi produttivi e sulle prospettive occupazionali per i singoli siti, al fine di sciogliere i nodi che ancora avvolgono il futuro di stabilimenti strategici come Cassino e Mirafiori, la cui sorte resta appesa a promesse che, al momento, non riescono a dissipare del tutto i timori di un settore in profonda trasformazione.

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