Cautela sui negoziati per l'Ucraina, mentre il piano Usa prevede truppe in loco
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Redazione Esteri
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Le delegazioni di Russia e Stati Uniti si incontreranno a Miami nel prossimo fine settimana, portando avanti i colloqui basati sul piano di pace elaborato dal presidente americano Donald Trump, ma i nodi da sciogliere restano molti e profondi. Al di là delle dichiarazioni, che in queste ore si sono rivelate anche durissime come quelle di Mosca che ha chiuso a una tregua natalizia e alla presenza di truppe Nato in Ucraina, non sembrano registrarsi svolte decisive, con la situazione negoziale che appare sostanzialmente invariata rispetto alla primavera scorsa. Un entusiasmo che, dunque, pare senza fondamento, considerato che se russi o ucraini non cambiano idea, l’accordo semplicemente non c’è. La Russia, che nel Donbass continua ad avanzare, pretende il controllo di quelle regioni, mentre l’Ucraina le rifiuta categoricamente, un muro contro muro sul nodo territoriale che rischia di fare naufragare ogni tentativo.
Il documento operativo e le garanzie di sicurezza
In questo quadro, assumono un peso specifico le indiscrezioni del New York Times che ha rivelato l’esistenza di un piano di garanzie di sicurezza per Kiev, predisposto dagli Stati Uniti insieme agli alleati. Il documento operativo, secondo quanto spiegato da fonti al quotidiano, prevede un significativo rafforzamento delle Forze Armate ucraine, un maggiore ricorso all’intelligence americana e, elemento di maggiore delicatezza, il dispiegamento di truppe europee nel paese. Proposte, queste, che si scontrano frontalmente con l’intransigenza russa, la quale ha già respinto qualsiasi ipotesi di presenza Nato sul territorio ucraino, considerandola una linea rossa invalicabile.
Le delegazioni e i tempi stretti
Sulla composizione delle delegazioni che si siederanno al tavolo a Miami non vi sono notizie ufficiali e certezze, sebbene sia probabile che per gli Stati Uniti partecipino l’inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente, Jared Kushner, mentre per la Russia potrebbe esserci l’inviato del Cremlino per gli Affari economici. Intanto, il presidente ucraino ha annunciato che le proposte negoziate con gli americani saranno finalizzate entro pochi giorni, dopodiché toccherà agli Stati Uniti presentarle ufficialmente al Cremlino, accelerando una partita dai tempi comunque strettissimi. Resta sullo sfondo, e non può essere altrimenti data la complessità degli accordi di pace discussi, l’azione di pressione condotta dagli americani sugli asset russi, una leva della quale però si conoscono ancora pochi dettagli operativi.
Lo stallo sostanziale e la fredda realtà
Quello che emerge, togliendo lo spesso strato di ottimismo di facciata, è uno stallo sostanziale, dove il gelo calato da Mosca il giorno dopo un vertice di Berlino che aveva alimentato qualche speranza ne è la conferma più lampante. Il negoziato, per avanzare, deve superare ostacoli considerati da molti insormontabili nelle attuali condizioni, a partire dalla questione della sovranità sul Donbass, sulla quale nessuna delle due parti mostra segni di cedimento. Si discute molto, è vero, ma finché la trattativa si concentra sulla possibilità di schierare truppe Nato in Ucraina, un punto che per il Cremlino non è negoziabile, i progressi sembrano destinati a rimanere sulla carta, confinati in un documento che fatica a trasformarsi in realtà.




