Come si rovescia un regime in Iran? La storia insegna, ma la strada è incerta
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Redazione Esteri
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La domanda sul regime change in Iran non è nuova, e chi la pone dovrebbe guardare alla storia recente del Paese, dove i rovesciamenti di governo sono stati più la regola che l’eccezione. Dagli anni Quaranta a oggi, l’Iran ha vissuto una serie di colpi di Stato, rivolte e interventi stranieri che ne hanno ridisegnato più volte l’assetto politico. Se nel 1953 fu la Cia, insieme ai britannici, a orchestrare la caduta di Mohammad Mossadeq – il primo ministro nazionalista che aveva nazionalizzato il petrolio – per reinsediare lo scià Reza Pahlavi, nel 1979 fu una rivoluzione popolare a spazzare via la monarchia, instaurando la Repubblica islamica.
Oggi, mentre il governo degli ayatollah affronta una delle crisi più gravi della sua storia, tra proteste interne e tensioni regionali, c’è chi si chiede se un nuovo cambio di regime sia possibile. Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace e simbolo della resistenza non violenta, ha denunciato più volte la repressione del governo, sottolineando come la democrazia non possa essere imposta con le bombe. «Il regime ci ha portato all’inferno», ha scritto in un messaggio diffuso prima che le comunicazioni venissero interrotte. Una pratica, quella del blackout digitale, usata spesso dalle autorità per isolare dissidenti e soffocare le voci critiche.
Intanto, dalle dichiarazioni di alcuni analisti emerge l’ipotesi di un possibile soft coup all’interno dello stesso establishment. Secondo fonti vicine ai Pasdaran, ci sarebbero frange dell’élite militare e religiosa pronte a negoziare con l’Occidente per un ricambio al vertice, a patto che Israele moderi i suoi attacchi. Una strategia che punta a evitare un’escalation distruttiva, mirando invece a colpire selettivamente figure chiave del regime.




