La settimana prossima Salvini andrà dalla famiglia nel bosco: "Non da ministro, ma da papà"
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Redazione Interno
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L’escalation di tensione attorno al caso dei tre figli della cosiddetta “famiglia nel bosco” ha raggiunto un nuovo, significativo capitolo con l’annuncio di Matteo Salvini. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso un videomessaggio diffuso sui suoi canali social, ha dichiarato la sua intenzione di recarsi personalmente in Abruzzo nei prossimi giorni per incontrare i protagonisti di questa vicenda, una storia che, partita da una scelta di vita neorurale in un casolare tra gli alberi, è ora al centro del dibattito politico e giudiziario italiano. Salvini ha voluto sottolineare con forza che la sua presenza non avrà una connotazione istituzionale: non sarà lì nelle vesti di vicepresidente del Consiglio o di ministro, bensì in quelle che ha definito di un padre, di un genitore che si dice profondamente disgustato dalla piega presa dagli eventi. Nel suo intervento, il leader della Lega ha ripercorso i tentativi fatti finora – ricorsi, ispezioni ministeriali e petizioni – per sostenere la coppia anglo-australiana, tentativi che, a suo dire, non solo sono risultati vani, ma hanno visto la situazione aggravarsi ulteriormente.
L’intervento di Roccella e la richiesta di sospensione
Sulla stessa lunghezza d’onda, pur con i toni propri del suo dicastero, si è inserita la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella. Intervenendo a caldo sulla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto l’allontanamento della madre, Catherine, dai bambini nella casa famiglia dove erano ospitati, Roccella non ha usato giri di parole per definire il provvedimento: lo ha bollato come una “misura estrema”. Nel suo ragionamento, la ministra ha sottolineato come la richiesta avanzata dalla Garante per l’infanzia, ovvero la sospensione dell’esecuzione della decisione, rappresenti in realtà il minimo sindacale in un contesto di tutela dei minori. Il suo appello, che si basa sul principio del superiore interesse dei piccoli, mira a scongiurare quello che lei stessa definisce un approccio procedurale al contrario: prendere un provvedimento così drastico e solo in un secondo momento valutarne le conseguenze psicologiche su bambini già provati da mesi di incertezza e separazione dal loro contesto familiare originario.
La determinazione del ministro e l’obiettivo del ricongiungimento
Non si tratta, ha chiarito Salvini, di una semplice visita di cortesia o di una passerella mediatica. Il leader del Carroccio ha annunciato che si presenterà sul posto accompagnato da un team di avvocati, con l’intenzione dichiarata di confrontarsi con tutti gli attori della vicenda: i genitori, certo, ma anche i legali, i magistrati minorili, gli assistenti sociali e gli psicologi che seguono il caso. La sua promessa, espressa con una determinazione che non lascia spazio a fraintendimenti, è quella di adoperarsi per un unico fine, ovvero riportare i tre bambini a casa, ricomponendo il nucleo familiare. Ha definito la situazione attuale come una forma di violenza istituzionalizzata, esprimendo tutto il suo sconcerto nel vedere due giovani, che avevano scelto l’Italia per costruire il loro futuro e che adempivano ai loro doveri, ridotti alla disperazione per la lontananza forzata dai figli.
Criticità e ricostruzione giudiziaria di un caso complesso
A fronte della mobilitazione politica, che ha visto nei giorni scorsi anche l’intervento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale aveva duramente criticato l’operato della magistratura sostenendo che “i figli non sono dello Stato”, dall’altra parte emergono i dettagli di un’ordinanza che dipinge un quadro complesso e ricco di criticità. Secondo quanto ricostruito e riportato da alcuni organi di stampa, la decisione dei giudici aquilani non sarebbe stata presa a cuor leggero, ma troverebbe fondamento in una serie di episodi e comportamenti contestati alla madre. Nelle tredici pagine del provvedimento, si parla di una condotta ostativa da parte della donna, della violazione dell’obbligo scolastico e di una eccessiva esposizione mediatica del caso. Ma i passaggi più gravi riguardano dinamiche interne alla casa famiglia di Vasto, dove i minori sono ospiti: si fa riferimento ad aggressioni ai danni delle educatrici, con i bambini che avrebbero utilizzato bastoni, e a una reazione della madre che, lungi dal placare gli animi, avrebbe invece giustificato i figli addossando le responsabilità al personale della struttura. Una situazione di forte tensione che ha portato i legali della famiglia a parlare di urla strazianti al momento della separazione, mentre il fronte del governo, con Salvini in testa, si prepara a scendere in campo per tentare di scardinare un verdetto che considera inaccettabile.




