Von der Leyen: "Con gli Stati Uniti sui dazi serve fermezza, ma l’intesa è possibile"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Roma – "Saremo fermi, ma puntiamo a trovare un’intesa". Le parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, tracciano una linea chiara nei negoziati con Washington, dove gli interessi dell’Ue si scontrano con l’imprevedibilità di un partner – gli Stati Uniti di Trump – che ha più volte dimostrato di preferire la leva unilaterale al dialogo. Se da un lato Bruxelles lavora "in buona fede", dall’altro si prepara ad affrontare "tutti gli scenari", compreso quello di un’escalation tariffaria che colpirebbe settori chiave come l’automotive e l’acciaio.

Fonti vicine ai colloqui, citate dal Financial Times, lasciano trapelare la possibilità di un’intesa temporanea che stabilirebbe dazi reciproci al 10%, una soglia più alta rispetto a quella concessa al Regno Unito ma comunque inferiore alle minacce iniziali. Il Wall Street Journal aggiunge un dettaglio: il rinvio al 1° agosto dell’applicazione delle tariffe, deciso da Trump su suggerimento del segretario al Tesoro, servirebbe a guadagnare tempo per stringere altri accordi. "L’Ue ora ci sta trattando molto bene", ha dichiarato il presidente americano, riferendosi agli ultimi contatti con von der Leyen. Un tono conciliante, che però non nasconde la posta in gioco.

La partita si gioca su due fronti. Da una parte c’è la volontà europea di evitare una guerra commerciale, dall’altra la consapevolezza che qualsiasi concessione sarà letta come un precedente. Trump, che nei giorni scorsi ha annunciato l’estensione dei dazi ad altri sette Paesi, sembra voler mantenere la pressione alta, ma al tempo stesso ha lasciato intendere che un compromesso è possibile. "Vedremo cosa succederà", ha detto, senza escludere che la lettera attesa entro domani possa contenere una proposta accettabile.

Intanto, in un contesto geopolitico sempre più volatile, anche il mondo finanziario reagisce. Meta ha acquisito una quota di minoranza in EssilorLuxottica, operazione valutata attorno ai 3,5 miliardi di dollari, segnale di come le grandi corporation continuino a muoversi nonostante le tensioni commerciali.

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