Il missile fantasma e la strage di Lamerd: il battesimo di fuoco del PrSM
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Redazione Esteri
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Il primo giorno dell’operazione “Epic Fury” contro l’Iran, iniziata ufficialmente il 28 febbraio, gli Stati Uniti hanno impiegato un’arma mai testata prima in condizioni di combattimento: il missile balistico a corto raggio Precision Strike Missile, noto come PrSM. A rivelarlo è un’analisi visiva approfondita condotta dal New York Times, che ha coinvolto esperti di armamenti e la verifica di numerosi video e immagini satellitari provenienti dalla zona di Lamerd, nel sud del Paese. Si tratta di un’arma definita “fantasma” proprio per la sua novità assoluta sul campo, progettata per detonare a mezz’aria e proiettare verso l’esterno una pioggia di piccoli proiettili di tungsteno, una configurazione letale che lascia tracce caratteristiche sul terreno e sulle strutture colpite.
Le indagini, condotte attraverso la lente dei fatti e delle immagini, hanno stabilito che l’impatto non ha riguardato esclusivamente l’obiettivo militare primario. Il missile, o i missili – dato che le esplosioni rilevate sono state almeno due – hanno centrato una palestra e una scuola elementare adiacente, edifici che, secondo le testimonianze e i dati cartografici storici, risultano separati da un muro di cinta da almeno quindici anni rispetto a una base delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc) situata nelle immediate vicinanze. La ricostruzione dei fatti, suffragata dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, mostra l’esatta dinamica dell’esplosione a mezz’aria, con un grosso sprazzo di fuoco che ha cosparso l’intera area di schegge, lasciando le facciate crivellate di fori e i tetti parzialmente crollati. Fonti ufficiali locali, citate dai media iraniani, hanno riferito che questo attacco, insieme ad altri verificatisi nella stessa città, ha provocato la morte di almeno 21 persone, un bilancio che non include i feriti, stimati in un centinaio tra i presenti.
Il gesto silenzioso della nazionale iraniana: zainetti per le vittime di Minab
Se a Lamerd il tributo di sangue è stato pagato da civili inermi, il calcio iraniano ha scelto di ricordare un’altra strage che ha segnato l’inizio del conflitto, avvenuta nella città di Minab. Durante un’amichevole disputata a porte chiuse ad Antalya, in Turchia, la nazionale maggiore dell’Iran è scesa in campo contro la Nigeria con un gesto dal forte impatto simbolico. Prima del fischio d’inizio, mentre risuonava l’inno nazionale, i calciatori hanno posato per le foto ufficiali tenendo tra le mani piccoli zainetti scolastici di colore rosa e viola. L’omaggio, riportato dalle agenzie di stampa internazionali, era indirizzato agli studenti rimasti uccisi in un altro bombardamento avvenuto sempre il 28 febbraio, quando un missile Tomahawk statunitense aveva colpito una scuola elementare nella città di Minab, distante qualche centinaio di chilometri da Lamerd, causando una strage che le autorità iraniane hanno quantificato in oltre 170 vittime, la maggior parte delle quali bambini.
L’iniziativa, caratterizzata dall’uso di bracciali neri indossati dai calciatori in segno di lutto, ha rappresentato una forma di protesta silenziosa ma visibile, in un contesto geopolitico in cui la stessa partecipazione dell’Iran ai prossimi Mondiali, in programma negli Stati Uniti, è messa in discussione dalle autorità di Teheran. La partita, persa 2-1 contro la Nigeria, si è svolta senza pubblico non solo per ragioni tecniche, ma anche per evitare potenziali proteste da parte dei tifosi iraniani espatriati, dimostrando come la tensione del conflitto si riverberi inevitabilmente anche sugli eventi sportivi al di fuori dei confini nazionali. I piccoli zaini, diventati il simbolo della memoria di quelle vittime, hanno trasformato il campo da gioco in un inaspettato palcoscenico di testimonianza civile, lontano dalle dichiarazioni ufficiali dei governi.
Un’arma letale e la controversia sulla selezione degli obiettivi
La scelta di utilizzare il PrSM, un missile sviluppato da Lockheed Martin entrato ufficialmente in servizio solo nel 2023 dopo una fase di test protratta fino all’estate del 2025, solleva interrogativi complessi sulla pianificazione militare americana. Il sistema d’arma, progettato per neutralizzare le capacità di anti-accesso e di area denial (A2/AD) avversarie, ha un raggio d’azione di circa 400 miglia nautiche, sufficiente per essere lanciato dalle basi statunitensi presenti nel Golfo Persico, come quelle in Kuwait o Bahrain. Il Central Command (Centcom) statunitense ha pubblicato video dei lanci effettuati proprio nelle prime 24 ore del conflitto, confermando implicitamente l’impiego di questa piattaforma, ma la questione centrale resta l’impatto su strutture civili.
Le immagini ad alta risoluzione acquisite a distanza di una settimana mostrano con chiarezza la base militare iraniana adiacente alla scuola e alla palestra di Lamerd: mentre gli edifici civili risultano devastati, le strutture militari – nonostante la vicinanza – appaiono sostanzialmente intatte. Questa discrepanza ha spinto gli esperti di armamenti consultati dal New York Times, come Jeffrey Lewis del Middlebury College, a sottolineare come questa fosse la prima occasione per osservare “l’estremità operativa” del sistema. L’analisi ha messo in luce un pattern di danni da frammentazione “impressionante”, compatibile con le specifiche tecniche del PrSM, ma ha anche evidenziato la difficoltà di stabilire se il mancato centro sull’obiettivo militare sia stato causato da un errore di selezione del bersaglio, da un difetto di fabbricazione dell’arma – mai provata prima in guerra – o da una deliberata valutazione tattica del rischio da parte dei comandanti. Un portavoce del Centcom si è limitato a dichiarare di essere a conoscenza dei rapporti e di aver avviato accertamenti, ribadendo la linea secondo cui le forze statunitensi non prendono di mira intenzionalmente i civili.
L’analisi forense delle immagini e la dinamica dell’attacco
La ricostruzione fornita dall’inchiesta del New York Times si basa su un meticoloso lavoro di verifica visiva che restituisce la cruda fisicità dell’attacco. I video provenienti dalle telecamere di sorveglianza della zona residenziale, ripresi a circa 270 metri di distanza dalla palestra, mostrano il missile in volo prima dell’esplosione: la sagoma corrisponde a quella del PrSM, e la detonazione che ne segue genera un enorme globo di fuoco sospeso in aria, tipico delle munizioni a esplosione d’aria (airburst). Un secondo video, proveniente da una telecamera di sicurezza posizionata di fronte alla palestra, non inquadra il vettore in arrivo, ma cattura con precisione l’istante in cui l’esplosione avviene appena sopra la struttura, confermando la natura dell’arma.
Le fotografie scattate dopo l’attacco rivelano i danni con impressionante dettaglio: la palestra presenta un manto di copertura parzialmente crollato e pareti interne segnate da bruciature e fori; lo stesso pattern di crateri e fori di schegge si ritrova sulla scuola adiacente, dove i vetri sono saltati e le aule mostrano evidenti tracce di sangue. Anche l’area residenziale circostante non è stata risparmiata, con un’esplosione che ha distrutto un camion cisterna e danneggiato diversi negozi e abitazioni. Non si osservano grandi crateri da impatto al suolo, un’ulteriore conferma che si è trattato di detonazioni a mezz’aria, una modalità d’impiego che massimizza il raggio d’azione dei frammenti di tungsteno. I funzionari iraniani hanno precisato che tra le vittime vi erano giocatrici di pallavolo che si stavano allenando nella palestra al momento dello scoppio, insieme a bambini che frequentavano la scuola. Un dettaglio, quest’ultimo, che ha alimentato ulteriormente il dolore collettivo, tanto da trovare eco nel gesto simbolico della nazionale di calcio.




