Raffinerie di petrolio in Russia colpite da Kiev: cosa è successo
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Redazione Esteri
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Kiev ha colpito due raffinerie di petrolio in Russia, nel quadro degli attacchi alle infrastrutture energetiche di Mosca che proseguono nella notte tra sabato e domenica, con la keyword raffinerie di petrolio in Russia colpite da Kiev che sintetizza l’episodio. Le operazioni hanno interessato impianti situati nelle regioni di Krasnodar e Jaroslavl, confermando un’estensione delle azioni sul territorio russo. A renderlo noto è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha rivendicato l’azione attraverso un messaggio sui social accompagnato da un video con immagini di fiamme. Nel suo intervento ha ribadito che le forze ucraine continuano operazioni mirate a indebolire la capacità della Russia di proseguire la guerra, inserendo l’attacco in una strategia più ampia legata al settore energetico.
Attacchi alle raffinerie tra Krasnodar e Jaroslavl
Nel dettaglio, una delle raffinerie colpite è quella di Slavyansk, situata nel territorio di Krasnodar e indicata come uno degli obiettivi dell’operazione rivendicata da Kiev. L’impianto si trova a circa 300 chilometri dalla linea del fronte, secondo quanto riportato nelle informazioni diffuse, elemento che evidenzia la profondità dell’azione sul territorio. Un secondo attacco ha interessato una raffineria nella regione di Jaroslavl, ampliando il raggio delle operazioni contro infrastrutture energetiche russe e coinvolgendo aree differenti del Paese. Il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che queste azioni rientrano nelle cosiddette “sanzioni a lungo raggio”, espressione utilizzata per descrivere gli attacchi contro obiettivi strategici con l’obiettivo dichiarato di ridurne la capacità operativa complessiva.
Il messaggio diffuso dal presidente ucraino sui propri account social è stato accompagnato da un video che mostra le fiamme in uno degli impianti colpiti, rafforzando la narrazione dell’azione militare. L’episodio si inserisce nella sequenza di attacchi registrati tra sabato e domenica, durante i quali le forze ucraine hanno intensificato le operazioni contro infrastrutture energetiche russe. Le dichiarazioni ufficiali sottolineano come la strategia sia rivolta a ridurre la capacità di Mosca di sostenere le operazioni militari attraverso il settore energetico, considerato un elemento centrale per l’equilibrio del conflitto. Le informazioni diffuse non includono ulteriori dettagli sui danni complessivi agli impianti coinvolti, lasciando aperti diversi aspetti operativi dell’azione.
Escalation tra Zaporizhzhia, Belgorod e nuovi attacchi
Parallelamente, sul fronte opposto, un attacco russo con bombe aeree guidate ha colpito alcune abitazioni civili a Zaporizhzhia, nel sud-est dell’Ucraina. L’esplosione ha causato la morte di una persona e il ferimento di altre 14, tra cui due bambini, secondo quanto riferito dal Servizio statale per le emergenze ucraino. I soccorritori hanno estratto dalle macerie una donna e un bambino, mentre un’altra persona risultava ancora intrappolata al momento delle operazioni di salvataggio. Le esplosioni hanno distrutto case, danneggiato edifici residenziali e incendiato un garage, lasciando significativi danni nell’area colpita e aggravando il bilancio civile dell’attacco.
Nelle ultime 24 ore, le forze armate ucraine hanno inoltre condotto oltre 60 attacchi contro la regione russa di Belgorod, al confine con l’Ucraina, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Le operazioni avrebbero provocato la morte di un civile e il ferimento di un altro, in un contesto di crescente pressione lungo le aree di frontiera. Nello stesso quadro di intensificazione degli scontri transfrontalieri, sono stati segnalati anche missili russi diretti verso Kiev, elemento che si inserisce in una fase di ulteriore scambio di attacchi tra le due parti. Le informazioni disponibili descrivono una dinamica di forte intensità su più fronti contemporaneamente.




