Benevento, uccise moglie e figlio a sassate: Salvatore Ocone condannato all'ergastolo
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Redazione Interno
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La Corte d'Assise di Benevento ha condannato all'ergastolo Salvatore Ocone, l'uomo di 59 anni che il 30 settembre 2025 uccise la moglie Elisa Polcino, 49 anni, e il figlio Cosimo, 15 anni, colpendoli nel sonno con una grossa pietra. La sentenza, pronunciata mercoledì, accoglie integralmente la richiesta del procuratore di Benevento, Nicola D'Angelo. Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto otto mesi di isolamento diurno e le pene accessorie previste dalla legge.
Il risarcimento e la richiesta respinta della difesa
La condanna prevede anche il pagamento di provvisionali a titolo di risarcimento danni: 80mila euro in favore di Antonia, la figlia diciassettenne rimasta ferita ma sopravvissuta all'aggressione, e 50mila euro per l'altro figlio, Mario, che al momento del dramma non si trovava in casa. I giudici non hanno invece accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall'avvocato Giovanni Santoro, volta al riconoscimento di una vulnerabilità psicologica dell'imputato.
Le perizie medico-legali disposte dalla Corte avevano attestato la piena capacità di intendere e di volere di Ocone al momento dei fatti, nonostante l'uomo soffrisse da tempo di una grave forma di depressione e fosse stato curato per una psicosi cronica. Nel 2011 era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio, ma per gli inquirenti non vi erano state altre segnalazioni né precedenti di violenza in famiglia.
La fuga verso il Molise e il ritrovamento
Secondo la ricostruzione degli investigatori, quella mattina Ocone aggredì prima la moglie nel letto, colpendola ripetutamente alla testa. Poi si accanì sui due figli minorenni, caricandoli in auto e allontanandosi da Paupisi, il piccolo comune del Beneventano di poco più di mille abitanti dove la famiglia risiedeva. La fuga terminò oltre dodici ore dopo nelle campagne di Ferrazzano, in provincia di Campobasso, dove i carabinieri del Settimo Nucleo elicotteri di Pontecagnano individuarono l'auto nascosta tra un albero e alcuni covoni di fieno.
All'interno del veicolo i militari trovarono Cosimo ormai privo di vita e Antonia, all'epoca sedicenne, in gravissime condizioni per una frattura della teca cranica. L'uomo scese dall'auto e si arrese senza dire nulla.
Il percorso di guarigione della figlia sopravvissuta
Antonia era stata ricoverata d'urgenza all'Istituto Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, dove rimase in coma farmacologico per diversi giorni e fu sottoposta a interventi neurochirurgici. Dopo un lungo percorso di riabilitazione durato circa sei mesi, lo scorso marzo è stata dimessa ed è potuta tornare a casa, accolta dal fratello maggiore. Prima di allora, quando la ragazza chiedeva notizie della madre, le veniva detto soltanto che era ferita e ricoverata in un altro ospedale. La conferma della morte della donna e del fratello è arrivata solo in un secondo momento.
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