Salvatore Ocone in chiesa dopo l'omicidio di moglie e figlio a Paupisi
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Redazione Interno
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Strage nel Sannio: Ocone in chiesa dopo l'omicidio di moglie e figlio. Subito dopo aver ucciso la moglie e il figlio, Salvatore Ocone si sarebbe recato in una chiesa nel Beneventano, non lontano dalla sua abitazione, prima di darsi alla fuga in direzione del Molise.
La conferma dell'avvocato
A confermare questa ricostruzione, che aveva già iniziato a circolare in seguito al rinvenimento di tracce ematiche all'interno del luogo di culto, è stato il suo legale, Giovanni Santoro, al termine dell'udienza di convalida del fermo nel carcere di Campobasso. L'avvocato, rispondendo in modo affermativo ai giornalisti, ha aggiunto che il suo assistito, seppur in lacrime per la condizione della figlia superstite, appare con lo sguardo perso nel vuoto, in uno stato di profonda alterazione.
La dinamica della strage familiare
La violenza si è abbattuta sulla sua famiglia a Paupisi, dove Elisa Polcino, di 49 anni, e il figlio Cosimo, di appena quindici, hanno perso la vita in un agguato di ferocia domestica. Entrambi sono stati colpiti alla testa con un oggetto contundente, che gli investigatori ipotizzano possa essere stato un masso o una pietra. A rendere ancor più drammatico il quadro, la figlia maggiore, Antonia, di sedici anni, è stata ritrovata in fin di vita e versava in condizioni così critiche da richiedere il ricovero immediato; la giovane, che si trova in coma farmacologico, è vegliata dal fratello maggiore Mario, l'unico della prole a essere rimasto estraneo alla furia omicida.
Il silenzio e lo stato psichico di Ocone
Dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Ocone ha scelto di non rilasciare alcuna dichiarazione, avvalendosi della facoltà di non rispondere, mentre il suo difensore ne descriveva l'atteggiamento come quello di un uomo la cui stabilità psichica appare profondamente compromessa. L'operaio di 58 anni, che dopo i delitti ha confessato le proprie responsabilità agli investigatori, ha mantenuto un silenzio assoluto durante l'udienza, mostrando un'espressione vacua e assente, un ritratto di un dolore che sembra travalicare la comprensione.
La fuga e il gesto inquietante
Le dinamiche della fuga, che lo hanno portato fino in Molise prima della cattura, si intrecciano con il suo gesto di cercare rifugio in un edificio sacro, un dettaglio che aggiunge un tassello inquietante alla sequenza degli eventi. Quella visita in chiesa, avvenuta a sangue ancora caldo, rimane un elemento cruciale per le indagini, che tentano di ricostruire ogni minuto trascorso tra l'eccidio e l'arresto, mentre la famiglia, lacerata irreparabilmente, affronta una tragedia della quale fatica a misurare la portata.




