Salvatore Ocone resta in carcere, il gip: "Potrebbe uccidere anche l'altro figlio"
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Redazione Interno
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Il giudice per le indagini preliminari di Campobasso, Silvia Lubrano, ha confermato la custodia cautelare per Salvatore Ocone, l'uomo che ha confessato l'omicidio della moglie Elisabetta e del figlio Cosimo e il tentato omicidio della figlia sedicenne Antonia. La decisione è motivata dal concreto rischio che, se libero, Ocone potrebbe commettere nuovamente delitti atroci.
Il rischio per il figlio superstite
Nella sua ordinanza, la gip ha scritto che sussistono concrete possibilità che l'uomo, di 58 anni, possa agire "eventualmente nei confronti del terzo figlio, Mario". Il figlio maggiore si è salvato dalla strage familiare di Paupisi, frazione in provincia di Benevento, solo perché in quel momento si trovava a Rimini per motivi di lavoro. La decisione del magistrato si fonda sulla valutazione di un’indole descritta come profondamente aggressiva e violenta.
La dinamica della strage
L’episodio si è consumato quando Ocone ha colpito a morte la moglie Elisabetta Polcino e il figlio quindicenne Cosimo con un masso di diversi chili. La figlia Antonia, anch’ella bersaglio della stessa furia, è stata ridotta in fin di vita. Le sue condizioni, ricoverata all’ospedale Neuromed di Pozzilli, permangono gravissime e sostanzialmente stazionarie, con un quadro clinico e neurologico compromesso. Dopo l’arresto, l’uomo avrebbe dichiarato: “mi è schizzata la testa come una molla all’improvviso”.
Una pericolosità inequivocabile
Proprio questa pericolosità, che la giudice Lubrano ha definito senza mezzi termini, costituisce il fulcro dell’ordinanza. La sentenza non lascia spazio a dubbi: “Se tornasse libero Salvatore Ocone ucciderebbe anche il terzo figlio”. Una previsione così netta, che ipotizza un ulteriore omicidio, riflette l’assoluta mancanza di fiducia in un pentimento o in un controllo degli impulsi dell’imputato. La logica che ha guidato il magistrato è di pura protezione sociale.
Il percorso dell'inchiesta
L’inchiesta procede lungo il duplice binario dell’accertamento delle responsabilità penali e della valutazione della personalità dell’aggressore, i cui contorni appaiono sempre più definiti e inquietanti. Le indagini si concentrano sulla ricostruzione minuziosa di quanto accaduto, mentre la giustizia ha già espresso un giudizio preliminare sulla natura di un uomo ritenuto capace di reiterare la sua furia omicida.




