Omicidio di Paupisi, il procuratore Scarfò sulle dichiarazioni di Salvatore Ocone
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Redazione Interno
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Salvatore Ocone, l’agricoltore di cinquantotto anni che ha confessato l’omicidio della moglie Elisa Polcino e del figlio minore Cosimo, ha tentato di giustificare il proprio gesto, dinanzi agli inquirenti, attribuendo la responsabilità a quelle che ha definito, senza mezzi termini, “dinamiche familiari conflittuali”. Il procuratore di Benevento, Gianfranco Scarfò, ha riferito che l’uomo, nel corso del suo interrogatorio, ha descritto la moglie come una persona “aggressiva e dominante”, un atteggiamento che, a suo dire, gravava sull’intero contesto domestico. Questa ricostruzione, che Ocone ha offerto nel tentativo di spiegare l’inspiegabile, emerge come il pretesto di una mente ormai oscurata da un male profondo, un quadro psichiatrico che lo stesso magistrato non ha esitato a delineare come caratterizzato da “depressione e psicosi cronica”.
La fuga e la cattura grazie alle videocamere
La follia omicida, scattata all’alba nella loro abitazione a Paupisi, si è conclusa solo dopo oltre tredici ore di fuga, un periodo durante il quale l’uomo è riuscito a sfuggire ai controlli, per essere infine rintracciato nelle campagne di Campobasso. Il procuratore Scarfò ha sottolineato come il suo ritrovamento sia avvenuto esclusivamente grazie all’ausilio delle videocamere di sorveglianza, le quali hanno catturato due immagini decisive nel territorio molisano. “Non avevamo nessun altro elemento, a parte quelle riprese, per rintracciare il veicolo”, ha specificato il magistrato, evidenziando come la mancanza di telefoni cellulari al seguito avesse di fatto reso vani altri sistemi di localizzazione.
Il figlio maggiore, fuggito a Rimini
Un altro figlio della coppia, il ventunenne fuggito da quella stessa casa per trasferirsi a Rimini dove lavorava in un hotel, è stato raggiunto dai carabinieri ed è rimasto profondamente scioccato dalla notizia. Il giovane, che aveva scelto la distanza geografica come soluzione a un clima domestico che evidentemente percepiva come insostenibile, si è trovato così a dover affrontare una tragedia che forse, in qualche modo, sentiva in agguato. La sua reazione, segnata dallo stupore e dal dolore, aggiunge un tassello a un quadro familiare già di per sé complesso e sofferente, segnato da tensioni che ora, purtroppo, sono emerse in tutta la loro drammaticità.
I precedenti psichiatrici e l'ammissione di colpa
La vicenda giudiziaria, che ora proseguirà il suo iter, deve fare i conti con un passato costellato di seri problemi psichici dell’imputato, incluso un Trattamento Sanitario Obbligatorio che ne attestava la fragilità. Le sue dichiarazioni, nelle quali definiva la moglie “troppo autoritaria”, si scontrano con la cruda realtà dei fatti, un duplice omicidio che nessuna giustificazione potrà mai rendere comprensibile. L’ammissione della colpa, sebbene cruciale per la ricostruzione processuale, non restituisce certo la serenità a quanti, come il figlio maggiore, si trovano a dover elaborare un lutto così improvviso e violento.




