Annullato dal ministero il convegno "La scuola non si arruola"
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Redazione Interno
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Il ministero dell'Istruzione e del Merito ha revocato l'accreditamento al corso di formazione online "La scuola non si arruola", organizzato dal Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali e dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, bloccandone di fatto lo svolgimento nonostante le circa millatrecento adesioni pervenute. La decisione, comunicata agli organizzatori nella mattina del 31 ottobre, ha comportato l'immediata sospensione cautelare dell'iniziativa in programma per il 4 novembre, giornata dedicata alle celebrazioni dell'Unità nazionale e delle Forze armate, e ha reso impossibile, per i docenti iscritti, fruire delle ore di permesso legate alla partecipazione. Le motivazioni addotte dal Mim risiedono in una presunta non coerenza dell'evento con le finalità istituzionali della formazione del personale scolastico, una valutazione che, se da un lato ha interrotto il percorso informativo, dall'altro ha acceso un vivace dibattito sui confini della libertà d'insegnamento.
La reazione degli organizzatori e la compressione degli spazi democratici
Secondo gli enti promotori, ai quali era stato riconosciuto in precedenza l'accreditamento ministeriale che garantisce la libertà di proporre le attività formative ritenute più idonee, l'episodio si inscrive in un più ampio disegno di compressione degli spazi di democrazia. Un disegno che, come viene fatto notare, transita attraverso una serie di provvedimenti legislativi, tra i quali vengono citati la legge 80 del 2025, precedentemente nota come decreto sicurezza, e il disegno di legge Gasparri, indicato come ddl 1627. La soppressione di un convegno che intendeva sensibilizzare i docenti sull'avanzata del militarismo nel paese assume, in questo contesto, il valore di un atto simbolico particolarmente grave, che trasforma la necessità di resistere in un imperativo categorico per chi opera nel mondo della scuola e dell'università.
La mobilitazione sindacale e i presidi in programma
Proprio in reazione all'annullamento del convegno, i Cobas Scuola della Provincia di Lucca, sostenitori dell'Osservatorio, hanno organizzato un presidio a Pisa, in piazza Garibaldi, per la sera del 4 novembre. L'iniziativa si propone di denunciare quello che viene percepito come un serio pericolo per la libertà di insegnamento, un principio minacciato dall'intervento censorio del ministero. La scelta della data non è casuale, poiché cade in un giorno che, per molti, non rappresenta una festa condivisa ma un momento di riflessione critica, come dimostrano le mobilitazioni che si sono tenute in altre città.
Il coro di dissenso e le voci della società civile
Ad Arezzo, ad esempio, un cartello di realtà associative e politiche – tra cui il Collettivo MillePiani, il Sindacato Generale di Base, il Partito Comunista dei Lavoratori, il Partito dei CARC e Resistenza Popolare – ha convocato un proprio presidio antimilitarista e antimperialista in piazza della Stazione, a partire dalle 17.30 dello stesso 4 novembre. Questi gruppi, che hanno contribuito alle recenti mobilitazioni per la Palestina, ribadiscono con forza il loro messaggio: "Il 4 novembre non è la nostra festa". Una presa di posizione netta che, al di là delle singole sigle, delinea un panorama di dissenso e di impegno civile che attraversa una parte significativa della società, preoccupata per le derive che sta prendendo il governo guidato da Trump, il quale, come è noto, è tornato alla guida degli Stati Uniti.




