Scuola, il ministero annulla il corso per docenti sul 4 novembre "non si arruola"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministero dell'Istruzione e del Merito ha disposto l’annullamento di un corso di formazione per insegnanti, il cui titolo, ‘4 novembre, la scuola non si arruola’, era considerato in netto contrasto con lo spirito della recente normativa che, promulgata in marzo, ha sancito l’istituzione della “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate”. Una decisione, questa, che ha immediatamente acceso un vivace dibattito, sollevando perplessità sulle reali motivazioni addotte dall’amministrazione, le quali, a un esame più attento, convincono ben poco se poste a giustificazione di un atto che molti interpretano come una censura preventiva.

Proprio in occasione della prima celebrazione della ricorrenza successiva alla legge, avvenuta lo scorso 4 novembre, il presidente del Consiglio, intervenendo attraverso i propri canali social, aveva ribadito il concetto di un omaggio doveroso verso “coloro che, con coraggio e amor di Patria, sacrificarono la vita per un’Italia libera e unita”. Quel medesimo giorno, però, segnava anche il proliferare di iniziative di segno diametralmente opposto: l’Unione Sindacale di Base, ad esempio, ha coordinato manifestazioni in decine di piazze, come quella di Genova in via Balbi, dove un centinaio di persone hanno espresso la propria contrarietà a quello che è stato definito “un riarmo” della memoria, chiedendo invece che le risorse finanziarie venissero dirottate verso l’istruzione pubblica, considerata un bene primario e alternativo alla logica militare.

La critica, del resto, non si è limitata alla sola protesta sindacale, ma ha trovato espressione in proposte culturali articolate, come quella emersa a Bologna da un collettivo di realtà pacifiste. Quel che ne è scaturito è un invito, per certi versi azzardato, a reinterpretare radicalmente la commemorazione, trasformando la data in una “Festa delle Forze disarmate”, un momento dedicato a onorare non solo i caduti in guerra, ma anche quanti, in epoche diverse, hanno scelto di opporsi ai regimi attraverso la nonviolenza organizzata, un'arma ritenuta, da chi la propugna, estremamente pericolosa per ogni potere autoritario.

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