Antonelli, numeri da record e un back-to-back che vale la leadership del mondiale
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Redazione Sport
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“Vincere è difficile, ripetersi lo è ancora di più”, recita un noto dogma sportivo. Se il successo in Cina aveva permesso a tutta l’Italia di coccolarselo, quello nel Gran Premio successivo in Giappone rappresenta la conferma planetaria per Andrea Kimi Antonelli, classe 2006 della Mercedes che per almeno un mese sarà leader del Mondiale piloti di Formula 1 2026, considerata l’inaspettata pausa primaverile dovuta alle cancellazioni delle gare in Bahrain e Arabia Saudita. Il giovane pilota bolognese, classe 2006, ha infatti stampato il suo nome accanto a un record che resisteva da quasi vent’anni, da quando un certo Lewis Hamilton – all’epoca rookie come lui – riuscì nell’impresa di issarsi in vetta alla classifica iridata a soli 22 anni. Lui, che di anni ne ha 19 anni, 7 mesi e 4 giorni (se vogliamo essere precisi), ha polverizzato quel primato grazie a una rimonta che sa di leggenda, completata sul circuito di Suzuka nonostante una partenza da dimenticare.
La rimonta, la safety car e il peso della storia
A Suzuka, circuito ricco di storia e insidie, il pilota italiano ha dovuto fare i conti con il suo tallone d’Achille: lo start. Partito dalla pole position, Antonelli ha subito una partenza disastrosa, scivolando fino al sesto posto nel corso del primo giro mentre Oscar Piastri (McLaren) e Charles Leclerc (Ferrari) ne approfittavano per prendersi le prime posizioni. Toto Wolff, a fine gara, ha ironizzato sulla necessità di insegnare al suo giovane fenomeno l’uso della frizione, paragonando la sua guida a quella di chi ha imparato su macchine automatiche. Tuttavia, la fortuna – si sa – assiste gli audaci, e nel 22° giro un violento incidente di Ollie Bearman (Haas), uscito illeso da un impatto da 50G, ha richiamato in pista la safety car. In quel frangente, la strategia della Mercedes è risultata perfetta: Antonelli, che doveva ancora effettuare la sosta obbligatoria, ha potuto rientrare ai box senza perdere posizioni, riemergendo virtualmente in testa alla corsa davanti a Piastri.
Il dominio nel finale e la frustrazione di Russell
Se l’episodio della vettura di sicurezza è stato il trampolino di lancio, la parte finale della corsa ha dimostrato la superiorità schiacciante della freccia d’argento numero 12. Una volta ripreso il comando, Antonelli ha letteralmente volato, costruendo un margine di oltre tredici secondi su Piastri (secondo) e Leclerc (terzo), annullando qualsiasi velleità di rimonta degli avversari. Lo stesso, purtroppo, non si può dire per il suo compagno di scuderia, George Russell. Il britannico, arrivato quarto, è stato vittima della beffa dei tempi: avendo cambiato gli pneumatici un giro prima dell’incidente di Bearman, Russell si è trovato penalizzato dal regime di safety car, perdendo l’opportunità di lottare per il podio e venendo addirittura superato da Leclerc nel finale. Una frustrazione, quella del pilota inglese, che è trasparita chiaramente nelle comunicazioni radio, dove ha commentato amaramente la sfortuna capitata nelle ultime due gare.
Un patrimonio da fuoriclasse e il peso della maglia rossa
Con questi due successi consecutivi – un back-to-back che mancava a un pilota italiano dai tempi di Alberto Ascari – Antonelli si trova ora al comando della classifica con 72 punti, nove lunghezze di vantaggio proprio su Russell. Nato a Bologna ma residente a San Marino, di cui è ambasciatore dello sport, il diciannovenne gestisce già un patrimonio milionario (stimato nell’ordine dei milioni di euro) grazie al contratto con la Mercedes e agli sponsor che lo corteggiano. Nel post-gara, il diretto interessato ha ammesso la necessità di lavorare sulle partenze (“Per fortuna ci sono tre settimane per capire come fare delle partenze decenti”), ma ha anche lasciato trasparire la consapevolezza dell’opportunità unica che ha davanti. Con il messaggio inviato al tennista Jannik Sinner (ricambiando gli elogi ricevuti dopo Indian Wells) e il gesto alla Usain Bolt sotto la bandiera a scacchi, Kimi ha dimostrato di avere la personalità per reggere la pressione di una leadership che, seppur provvisoria per via della pausa forzata, rappresenta già un capitolo storico per la velocità italiana.




