Armi a Kiev, il rimprovero social di Crosetto al leghista Borghi: "A Mosca tuoi post impossibili"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo, aspro botta e risposta sui social network ha riacceso i riflettori sulle tensioni che percorrono la maggioranza di governo riguardo alla spinosa questione degli aiuti militari all'Ucraina. A innescare la polemica, caratterizzata da toni particolarmente diretti, è stato un post sul social X del senatore leghista Claudio Borghi, il quale, con una battuta dal sapore provocatorio, ha scritto: “Ma se per caso gli Usa attaccassero il Venezuela che facciamo? Mandiamo 12 pacchetti di armi a Maduro?". Una dichiarazione che, sebbene non esplicitamente menzionata, si inserisce nel dibattito sull'approvazione del dodicesimo pacchetto di aiuti del 2025 a Kiev, una delibera che coinvolge i ministeri degli Esteri, della Difesa e dell'Economia e che, stando alle ricostruzioni, attende ancora le firme dei vertici dei dicasteri coinvolti.

La replica puntuale del ministro

La risposta del ministro della Difesa, Guido Crosetto, non si è fatta attendere ed è giunta con altrettanta veemenza sulla stessa piattaforma, articolando una replica che è andata ben oltre la semplice stoccata politica. "No, puoi stare tranquillo Claudio, anche perché non hanno mai invaso una nazione per occuparne stabilmente il territorio con la scusa che alcuni parlassero inglese", ha affermato Crosetto, il quale, in un successivo passaggio del confronto virtuale, ha aggiunto una considerazione ancora più tagliente rivolta direttamente al collega di partito di governo: "In Russia i tuoi post sarebbero impossibili". Quest'ultima osservazione, che fa chiaramente riferimento alle restrizioni alla libertà di espressione vigenti in Russia, delinea un contrasto che travalica la semplice divergenza di opinioni per toccare temi di principio, sottolineando una differenza abissale di contesto tra i due schieramenti in conflitto.

Le crepe nella maggioranza

Lo scambio, per quanto circoscritto a due personalità, non è affatto un episodio isolato e riflette una spaccatura più ampia e profonda all'interno dell'esecutivo, dove la linea da tenere verso il paese di Volodymyr Zelensky continua a essere un motivo di attrito. Le frizioni, che vedono spesso i leader di Forza Italia, Fratelli d'Italia e la Lega mostrarsi "i pugni" tra loro, rischiano di assorbire energie notevoli in una disputa il cui esito politico appare, secondo alcune analisi, di scarso vantaggio per i partiti stessi. La situazione è ulteriormente complicata dallo scandalo giudiziario che sta investendo il governo di Kiev, un elemento che fornisce nuovi argomenti a chi, come la Legna, manifesta perplessità sulla continuità del supporto militare.

Il procedere delle delibere

Nonostante il clima di tensione, le procedure per l'invio degli aiuti a Kiev procedono secondo le tempistiche previste, sebbene con qualche intoppo burocratico. Il nuovo pacchetto di aiuti, il cui iter di approvazione non richiede il passaggio in Parlamento, sarebbe ormai in dirittura d'arrivo e la sua delibera, che dovrebbe giungere in settimana, appare comunque imminente. La palla è dunque nel campo dei ministeri competenti, in attesa che le firme necessarie vengano apposte per sbloccare quanto già deliberato, un atto che chiuderà formalmente la pratica ma che difficilmente riuscirà a zittire il dibattito, sempre più acceso, che anima la coalizione di maggioranza.

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