L'Europa rinsalda il sostegno a Kiev dopo l'incontro con Trump
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La telefonata tra Volodymyr Zelensky e i principali leader europei, avvenuta a poche ore dal suo colloquio alla Casa Bianca con Donald Trump, ha delineato una strategia comune e inequivocabile. L'Unione Europea, mostrando una compattezza che talvolta è parsa incrinarsi, ha scelto di fare quadrato intorno a Kiev, ribadendo che un eventuale percorso di pace non potrà configurarsi come una capitolazione di fronte alle richieste di Mosca. Quella uscita dall'incontro tra il presidente ucraino e il tycoon, definita da più parti come "tesa", ha agito da catalizzatore, spingendo le capitali del Vecchio Continente a un coordinamento rapido, nel tentativo di scongiurare il rischio che gli sforzi bellici e diplomatici degli ultimi anni vengano vanificati da una trattativa frettolosa e svantaggiosa.
La complessa triangolazione geopolitica
Sullo sfondo di questa mobilitazione diplomatica, che si dipana in un momento storico percepito come un autentico bivio, persiste un intrico di relazioni internazionali di difficile decifrazione. La cosiddetta triangolazione Washington-Mosca-Budapest, la quale assembla la flebile speranza di un negoziato con il caos logistico e morale legato a un possibile viaggio non ancora ufficializzato, genera un livello di complessità che riflette appieno le difficoltà di porre fine a un conflitto che prosegue ormai da quasi quattro anni. L'ansia, che serpeggia nelle cancellerie europee, di ritrovarsi con il cerino in mano a un eventuale tavolo delle trattative costituisce uno degli elementi che spingono verso una presa di posizione più netta.
Le parole del cancelliere tedesco
A dare concretezza a questo sentire comune è stato l’intervento di Friedrich Merz, il quale, parlando da Meschede, ha espresso con franchezza la sua valutazione sull'esito dell'incontro alla Casa Bianca. «La visita non è andata come sperava», ha affermato il cancelliere tedesco, aggiungendo come quel risultato, in parte deludente, dimostri che gli europei abbiano «ancora molto da fare per porre fine il più rapidamente possibile a questa guerra». Una dichiarazione che, al di là della formale solidarietà, riconosce implicitamente l'esistenza di un divario tra le posizioni di Washington e quelle di Bruxelles, un gap che richiede un impegno supplementare da parte del Vecchio Continente.
Un piano sulla falsariga di quello per Gaza
La risposta operativa a questa consapevolezza si è concretizzata nel rilancio dell'idea di un orizzonte politico da affiancare al continuo supporto militare. Il premier britannico Keir Starmer si è spinto oltre, evocando esplicitamente la necessità di un programma strutturato «sulla falsariga» del piano in venti punti che il presidente americano ha firmato per la crisi di Gaza. Questo parallelismo, sebbene riferito a contesti profondamente diversi, indica la volontà di dotare il sostegno all'Ucraina di una prospettiva di lungo periodo, articolata in punti specifici, per evitare che la ricerca della pace si risolva in un accordo precario e imposto.




