Texas, la sconfitta di Cornyn segna la fine di un’era: Paxton trionfa e cambia il volto del partito repubblicano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Austin. Il verdetto delle urne in Texas ha riscritto, con una precisione chirurgica, gli equilibri interni al partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato. Ken Paxton, l’attuale procuratore generale dello Stato sostenuto da Donald Trump, ha inflitto una sconfitta storica al senatore uscente John Cornyn nel ballottaggio delle primarie, un risultato che, come dimostra la débâcle di Bill Cassidy in Louisiana avvenuta poche settimane fa, non rappresenta un incidente di percorso ma una vera e propria epurazione orchestrata dall’ala più fedele al presidente.

Secondo le proiezioni diffuse dai network americani, Paxton ha ottenuto oltre il 60% dei consensi, ribaltando di fatto il responso del primo turno di marzo dove l’esperto Cornyn era riuscito a mantenere un esile vantaggio. Il fondo speso per questa competizione, che ha superato i cento milioni di dollari, testimonia l’enorme posta in gioco e il timore, da parte dell’establishment di Washington, di perdere il controllo su uno scranno che sembrava blindato dal 2003.

La rivincita del "guerriero Maga" e il peso dell'endorsement presidenziale

La personalità di Paxton, spesso descritta come divisiva anche all’interno della stessa area conservatrice a causa dei precedenti scandali e di una messa in stato d’accusa per corruzione (da cui fu poi assolto dal Senato statale), si è rivelata un'arma a doppio taglio che questa volta ha ferito il suo avversario. Nonostante Cornyn potesse vantare un bacino di finanziamenti quasi doppio rispetto allo sfidante e una carriera costellata di voti a favore dell’agenda trumpiana per oltre il 99%, l’accusa di slealtà mossa dal presidente è risultata letale.

Donald Trump, che ha elogiato Paxton definendolo un “vero guerriero” in un post su Truth Social, ha ricordato agli elettori come Cornyn non lo avesse sostenuto “quando i tempi erano duri”, un riferimento velato alla neutralità mantenuta durante le primarie passate e al sostegno a politiche moderate, come il controllo delle armi dopo la strage di Uvalde, che hanno allontanato la base più radicale.

Paxton, dal canto suo, ha abilmente cavalcato l’onda del risentimento, dipingendo il rivale come una “creatura di Washington” inadatta a rappresentare l’anima ribelle del Lone Star State.

Sfida a novembre: il Texas torna contendibile per i democratici?

L’uscita di scena di Cornyn, che ha rappresentato il Texas in Senato per quattro mandati passando indenne attraverso l’era Bush e il Tea Party, riapre scenari inediti per la corsa di novembre. Il candidato democratico, il deputato statale James Talarico, si trova ora di fronte a un avversario certamente più vulnerabile sul piano morale, gravato da un’indagine per frode sui titoli e da un divorzio “per motivi biblici” dalla moglie, la senatrice statale Angela Paxton.

Talarico, che ha già ribattezzato il rivale come “il politico più corrotto d’America”, cerca di attrarre i moderati e i repubblicani delusi, sperando di interrompere un digiuno che per il partito democratico in Texas dura dal lontano 1988 per quanto riguarda i seggi statali.

La possibilità che il seggio diventi "contendibile" è concreta, sebbene Trump abbia vinto nello Stato con un margine di 14 punti nel 2024; il Partito Repubblicano, consapevole della difficoltà, si prepara a dover investire risorse ingenti in quella che era considerata una roccaforte sicura per difendere la propria maggioranza al Senato.

Un'era di lealtà assoluta: le conseguenze sul Congresso

La débâcle di Cornyn, al pari di quella subita da altri esponenti come il deputato del Kentucky Thomas Massie, sancisce il nuovo ordine all’interno del Grand Old Party: la fedeltà incondizionata a Trump prevale su qualsiasi curriculum o risultato legislativo.

I senatori repubblicani a Washington, che avevano tentato fino all’ultimo di convincere il presidente a non schierarsi contro il loro collega, escono da questa competizione politicamente ridimensionati e con il dubbio se sostenere o meno un candidato come Paxton, che loro stessi avevano cercato di affossare durante le primarie.

L’impeachment subito da Paxton nel 2023, promosso dalla Camera statale controllata dai repubblicani proprio per corruzione e abuso d’ufficio, rappresenta il principale grattacapo per la macchina del partito, che dovrà ora fare quadrato attorno a un uomo simbolo della presunta “guerra al sistema” voluta dal presidente. Con l’inflazione e la gestione del conflitto in Iran che erodono i consensi a Trump, i democratici intravedono in questa vittoria un’opportunità, più che un ostacolo, per riconquistare terreno al Congresso.

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