ReArm Europe agita il Pd, Schlein cerca una mediazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Lunedì mattina, mentre il Partito Democratico si prepara a un appuntamento cruciale, le tensioni interne riemergono con forza. I gruppi parlamentari si riuniranno per discutere la risoluzione da presentare in Senato e alla Camera, in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul Consiglio europeo del 20 e 21 marzo. Questo momento, che segue un voto all’Europarlamento che ha messo in luce le divisioni tra le diverse anime del partito, potrebbe trasformarsi in una prima resa dei conti tra Elly Schlein e la minoranza interna.

La questione centrale è la risoluzione sul progetto ReArm Europe, un tema che divide non solo il Pd ma l’intera sinistra europea. Mentre alcuni vedono nel riarmo una necessità strategica, altri lo interpretano come una deriva militarista, lontana dai valori storici del socialismo. Schlein, che ha cercato di imporre una linea alternativa, si trova ora in una posizione scomoda, stretta tra le pressioni della base e le esigenze di mediazione con le altre forze progressiste europee.

La situazione si complica ulteriormente con l’annuncio di una riunione congiunta dei gruppi parlamentari dem fissata per martedì mattina, in concomitanza con l’audizione di Mario Draghi davanti a tre commissioni di Camera e Senato. L’ex premier, chiamato a parlare di competitività europea, attira l’attenzione di molti deputati e senatori, che non nascondono il malumore per la scelta di sovrapporre i due appuntamenti. «Ma come, proprio durante l’intervento di Draghi?», è la reazione di più di uno, che vede nella decisione un segnale di disorganizzazione o, peggio, di scarsa considerazione per un momento così rilevante.

Intanto, a sinistra, la società civile continua a battere la politica. Dalle sardine ai girotondi, passando per il popolo viola e ora quello “blu”, come le bandiere dell’Unione Europea sventolate sabato in Piazza del Popolo a Roma, il movimento dal basso dimostra una vitalità che i partiti faticano a eguagliare. Eppure, tra i leader e gli esponenti di partito, quasi tutti possono rivendicare un pezzo di successo dopo l’happening pro-Ue. Tutti tranne Elly Schlein, che si trova isolata e sotto pressione.

Sul tema del riarmo, il Pd non è affatto nelle retrovie, come qualcuno ha sostenuto. Al contrario, la posizione espressa da Schlein, pur divergente da quella di altri socialisti europei, potrebbe rappresentare una premessa necessaria per rilanciare il partito alla guida di una nuova stagione del socialismo europeo. Una visione che, seppur non priva di contraddizioni, punta a ridisegnare il ruolo dell’Europa nel contesto globale, senza rinunciare ai valori di pace e cooperazione che hanno caratterizzato la storia della sinistra.

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