L’addio al sogno Mondiale dell’Italia: Infantino consegna l’Iran a Trump e l’Italia resta fuori dai giochi
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Redazione Sport
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L’illusione, quella sottile e subdola capace di alimentare le conversazioni nei bar sportivi e nei salotti televisivi, ha avuto vita breve. A poche settimane dal calcio d’inizio della Coppa del Mondo 2026, che si terrà tra Stati Uniti, Messico e Canada, la Federazione internazionale del calcio (FIFA) ha ufficialmente spento ogni flebile speranza di ripescaggio per la Nazionale italiana, sancendo una volta per tutte l’esclusione degli Azzurri dal torneo. A decidere il destino della competizione, paradossalmente, non è stato solo il verdetto del campo – che aveva visto l’Italia crollare contro la Bosnia ai playoff – ma le complesse dinamiche geopolitiche che legano il presidente della FIFA Gianni Infantino alla Casa Bianca.
Le parole di Infantino che cancellano l’Italia
Intervenuto di recente al CNBC’s Invest in America Forum, Infantino ha voluto chiarire la posizione dell’organismo riguardo alla partecipazione della nazionale iraniana, nonostante lo stato di guerra che coinvolge il Paese mediorientale. "La squadra iraniana verrà sicuramente, sì", ha dichiarato il numero uno del calcio mondiale, sottolineando come, nonostante le speranze di una tregua, la rappresentativa persiana debba esserci perché rappresenta il suo popolo e perché i calciatori vogliono giocare. Questa presa di posizione, apparentemente tecnica, ha avuto l’effetto di una doccia gelata sulle velleità italiane: l’ipotesi di un ripescaggio – alimentata nei giorni scorsi dalla possibilità di un ritiro dell’Iran – è definitivamente tramontata.
Il ct iraniano Amir Ghalenoei, del resto, aveva già anticipato i sentimenti della propria federazione, dichiarando senza mezzi termini che non esistono "motivi per non partecipare al Mondiale". E se qualcuno sperava ancora in un colpo di scena, lo stesso Infantino ha ricordato di aver incontrato la spedizione asiatica in Turchia, promuovendone la preparazione e ribadendo il principio secondo cui "lo sport dovrebbe essere fuori dalla politica", sebbene abbia ammesso che "non viviamo sulla luna, ma sul pianeta Terra".
Tensioni con Trump e la questione Ice
Se la porta del Mondiale si è chiusa per l’Italia, si è però aperto un contenzioso politico di alto profilo tra la FIFA e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La decisione di Infantino di forzare la mano per includere l’Iran – nonostante le recenti operazioni militari che hanno scosso l’area – ha creato attriti con l’amministrazione statunitense. Trump, che aveva in passato suggerito come non fosse "appropriato" per la sicurezza degli stessi iraniani scendere in campo su suolo americano, si trova ora a dover gestire una presenza che la FIFA considera obbligatoria.
Ma non è solo il fronte iraniano a creare fibrillazioni. A gettare ulteriore benzino sul fuoco è il ruolo dell’Ice, l’agenzia federale statunitense per l’immigrazione e le dogane. Secondo ricostruzioni recenti, l’amministrazione Trump intende utilizzare l’Ice come parte integrante del dispositivo di sicurezza durante i match, con il timore – sollevato da organizzazioni per i diritti umani e da alcune federazioni europee – che ciò possa tradursi in retate e controlli proprio nei dintorni degli stadi. La FIFA, che ha sempre puntato sull’inclusività per questa edizione, si trova così in una posizione scomoda: dover mediare tra le rigide politiche migratorie della Casa Bianca e la necessità di garantire un flusso libero di tifosi da tutto il mondo.
Un sogno infranto tra regolamenti e diplomazia
La speranza del ripescaggio, per quanto affascinante sul piano narrativo, si scontrava dunque con una realtà molto più cinica. Perché l’Italia potesse tornare in corsa, sarebbe stato necessario un ritiro volontario della rappresentativa iraniana, ipotesi che Ghalenoei ha smontato con una semplice quanto secca dichiarazione. Anche nel caso remoto di una rinuncia, del resto, le regole Fifa non garantirebbero affatto un posto agli Azzurri: la scelta di un’eventuale sostituta – come sottolineato dagli addetti ai lavori – ricadrebbe molto probabilmente su un’altra formazione asiatica, per mantenere l’equilibrio continentale degli slot, piuttosto che sulla squadra di Spalletti.
Per l’Italia si profila quindi l’ennesima amarezza estiva. Mentre le grandi potenze del calcio si preparano all’appuntamento nordamericano, la Nazionale resta a guardare, vittima sacrificale di una sconfitta sportiva che nessuna diplomazia calcistica potrà mai riparare. L’attenzione, ormai, si sposta altrove: su come Infantino gestirà il braccio di ferro con il tycoon newyorchese riguardo alla sicurezza negli stadi, e su come la guerra – pur restando fuori dal rettangolo verde – continuerà a influenzare il "gioco più bello del mondo".




