Lautaro in panchina nella finale mondiale, la decisione di Scaloni divide l'Argentina
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Redazione Sport
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La notte del MetLife Stadium si è chiusa con le mani sui fianchi e lo sguardo perso nel vuoto per Lautaro Martinez, capitano dell'Inter e attaccante di punta della Seleccion, rimasto a guardare i compagni dal confine della panchina per tutti i novanta minuti regolamentari e oltre. L'arbitro Vincic ha fischiato la fine di una finale che l'Argentina ha perso 1-0 contro la Spagna e il Toro, finalmente liberatosi della pettorina delle riserve, è entrato nell'arena a partita conclusa, un gesto che vale più di mille parole.
In patria, e in particolare sui media argentini, non si parla d'altro: la domanda che rimbalza da un programma all'altro è sempre la stessa, ovvero perché il commissario tecnico Scaloni abbia deciso di non concedere neppure un minuto al suo attaccante più rappresentativo.
Un patto nello spogliatoio e la scelta della continuità
A scatenare il dibattito è stata anche la condizione fisica e mentale con cui Lautaro si era presentato all'appuntamento iridato; il gol decisivo contro l'Inghilterra, arrivato nei minuti di recupero, lo aveva proiettato sulle ali dell'entusiasmo e il capitano nerazzurro viaggiava al top della forma, tanto che pochi si aspettavano un'esclusione così netta. Scaloni, invece, ha preferito puntare su Julian Alvarez, arrivato al Mondiale in un momento di forma meno brillante e apparso sottotono nelle partite precedenti, una scelta che ha fatto storcere il naso a molti ex calciatori e opinionisti.
Ciccio Graziani, interpellato a Radio Sportiva da un ascoltatore che chiedeva come fosse possibile relegare in panchina sia Lautaro che Nico Paz, ha provato a fornire una chiave di lettura: "Questa è una domanda che bisognerebbe fare a Scaloni, credo che si sia messo nelle condizioni di giocarsi il Mondiale con quasi gli stessi giocatori con cui lo aveva vinto". La fiducia per Julian Alvarez, insomma, viene da lontano e affonda le radici nella vittoria del titolo mondiale precedente, quando il ciclo vincente della Seleccion aveva trovato in lui un interprete fondamentale.
Il messaggio social e le parole che sanno di polemica
A meno di ventiquattr'ore dalla sconfitta, maturata su una rete di Ferran Torres che ha punito un'Argentina arroccata in difesa e incapace di rendersi pericolosa fino ai tempi supplementari, Lautaro Martinez ha rotto il silenzio con un post su Instagram che ha subito fatto discutere. "Non è andata come speravamo - ha scritto il capitano dell'Inter - avrei voluto provare ad aiutare la mia squadra in campo, ma va bene. Grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto durante il Mondiale".
Parole che, lette tra le righe, contengono una stoccata neppure troppo velata al suo commissario tecnico: "Mi sarebbe piaciuto aiutare" è il passaggio che gli appassionati argentini hanno interpretato come un rammarico personale e professionale, quasi un rimprovero per non essere stato chiamato in causa nel momento più importante.
La Seleccion, dal canto suo, ha disputato una finale dai contorni tattici imbarazzanti per una squadra abituata a giocare a viso aperto, passando lunghi tratti a difendersi senza mai costruire un'azione degna di nota e concludendo il primo tiro in porta soltanto allo scadere del secondo tempo supplementare, a dimostrazione di una sterilità offensiva che forse l'ingresso del Toro avrebbe potuto scardinare.
Il rammarico argentino e la gestione di un talento da 40 milioni
L'Argentina intera, dai giornali ai talk show radiofonici, si interroga ora sulla gestione di un attaccante che vale circa 40 milioni di euro e che in stagione ha dimostrato di poter fare la differenza nei momenti che contano; la decisione di Scaloni, ritenuta incomprensibile da molti tifosi, rischia di aprire una crepa nel rapporto tra il ct e il capitano nerazzurro.
Da Buenos Aires a Rosario, i commenti si susseguono e la domanda ricorrente è perché abbia scelto di lasciare fuori un giocatore in piena forma per privilegiare un Alvarez che non aveva ancora trovato la via del gol in questa edizione del torneo, e che sul campo ha faticato a incidere come ci si aspetterebbe da un attaccante di quel livello.
La partita, dominata dalla Spagna sul piano del possesso palla e dell'efficacia nelle ripartenze, ha evidenziato una certa mancanza di alternative offensive e proprio in questo senso il mancato impiego di Lautaro viene letto come un errore di valutazione che potrebbe pesare sul futuro della Nazionale e sugli equilibri interni al gruppo.
Il gesto di togliersi la pettorina delle riserve solo al fischio finale, per entrare comunque in campo a partita ormai archiviata, ha restituito l'immagine di un giocatore che la sconfitta l'ha subita sulla propria pelle senza poterla mai contrastare, una frustrazione che traspare da ogni riga del suo messaggio social e che difficilmente potrà essere ricomposta con qualche frase di circostanza.
Il rammarico personale di Lautaro si mescola così a una delusione collettiva che l'Argentina fatica a digerire, dopo aver raggiunto per il secondo Mondiale consecutivo l'atto finale e averlo perso con una prestazione opaca e priva di mordente. La scelta di Scaloni di riproporre lo stesso gruppo che aveva vinto il titolo precedente, con Julian Alvarez come punto di riferimento offensivo, si è rivelata un'arma a doppio taglio: da un lato la fedeltà ai giocatori che hanno scritto la storia recente, dall'altro l'impossibilità di cambiare le carte in tavola quando il gioco si faceva duro.
Lautaro, dal canto suo, ha affidato a quel post su Instagram un messaggio che va oltre il semplice ringraziamento ai tifosi, e che suona come una presa di posizione chiara e netta, una richiesta di spiegazioni che probabilmente rimarrà senza risposta, almeno per ora. In attesa che il ct Scaloni sciolga la riserva o che il tempo lenisca le ferite, in Argentina continua a tenere banco il dibattito sulla panchina che fa rumore, e sulla domanda a cui forse nessuno potrà mai dare una risposta davvero convincente.




