Furti parziali d'auto, un'emergenza nazionale che alimenta il mercato nero

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lasciare l'automobile in strada e ritrovarla, al proprio rientro, privata di componenti essenziali è un'esperienza che si ripete con frequenza sempre maggiore in diverse regioni italiane, un fenomeno delittuoso che ha ormai soppiantato, per convenienza e ridotto rischio, il furto del veicolo integrale. I criminali, agendo con rapidità chirurgica, asportano quei pezzi di maggior valore, dai cerchi in lega ai complessi sistemi di infotainment, lasciando il proprietario con un danno economico che, senza alcuna difficoltà, può superare la soglia dei cinquemila euro e con la sgradevole consapevolezza di aver alimentato, suo malgrado, un fiorente mercato illecito. Questo business sotterraneo, che si nutre della domanda di ricambi a basso costo, prospera in un circuito internazionale dove le parti sottratte trovano una collocazione immediata, rendendo la lotta contro tali organizzazioni particolarmente complessa.

I dati e le regioni più colpite

La fotografia del fenomeno, che appare in netta e preoccupante crescita, vede la Lombardia in testa a una classifica purtroppo non invidiabile, seguita da molto vicino dal Lazio e dalla Campania. I numeri, che tracciano un quadro allarmante, trovano una conferma parziale nell'attività di contrasto: grazie ai sistemi di localizzazione, nel solo primo semestre del 2025 sono stati recuperati 1.032 veicoli, i quali, sebbene spesso gravemente manomessi, rappresentano un valore complessivo di 33,4 milioni di euro. Questi recuperi, se da un lato attenuano le perdite, dall'altro non scalfiscono il cuore del problema, costituito proprio dalla sistematica spoliazione delle vetture che non vengono interamente trafugate ma vengono invece vandalizzate per prelevarne singoli elementi.

L'epicentro in Capitanata e i modelli nel mirino

Esistono poi zone del paese dove la situazione ha assunto i contorni di una vera e propria emergenza endemica, come in provincia di Foggia. Qui, in particolare a Cerignola e nell'area del ghetto di Borgo Mezzanone, le automobili vengono condotte dopo il furto per essere sottoposte a un'operazione di cannibalizzazione totale, per essere poi abbandonate come carcasse dopo che ogni parte di valore è stata asportata. Secondo quanto riferito dal numero uno del Corpo volontari Civilis, i modelli che finiscono più spesso nel mirino dei ladri sono la Fiat 500, l'Alfa Romeo Giulietta e la Jeep Renegade, alle quali si affiancano la Bmw, la Toyota Rav 4 e la Lancia Ypsilon, vetture il cui parco circolante è ampio e per le quali la richiesta di ricambi, legali e non, è sempre alta.

La strategia criminale e i componenti ricercati

La trasformazione profonda nel panorama criminale è evidente: le organizzazioni hanno abbandonato in larga parte la logica del furto dell'auto completa per dedicarsi a una strategia più sottile e redditizia, quella del furto parziale. Questo metodo, che comporta minori rischi investigativi e logistica semplificata, si concentra sull'asportazione mirata dei componenti più pregiati e facili da piazzare. I paraurti, le telecamere per la retromarcia, i display multimediali e i fanali a LED sono tra i bersagli più comuni, oggetti la cui rimozione richiede pochi minuti ma il cui costo di sostituzione per il legittimo proprietario è estremamente oneroso. Il tutto mentre, parallelamente, quei pezzi trovano una rapida collocazione in un mercato sommerso che non conosce crisi.

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