Referendum del 2 giugno 1946: il Molise scelse il Re, tra DC e forze conservatrici
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Redazione Interno
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Nel referendum del 2 giugno 1946 il Molise si schierò in maggioranza a favore della Monarchia, una scelta che lo collocò in linea con gran parte del Mezzogiorno nel momento decisivo che avrebbe portato alla nascita della Repubblica italiana. Se fosse dipeso esclusivamente dal voto espresso dagli elettori molisani, il Paese avrebbe mantenuto la forma monarchica. Il risultato emerso dalle urne rifletteva un orientamento politico e sociale ben definito, caratterizzato dalla forte presenza delle forze centriste e conservatrici e da un consenso diffuso verso il Re, in contrasto con altre aree della penisola che contribuirono in misura decisiva all’affermazione della Repubblica.
Il peso del centrismo cattolico e delle forze conservatrici
Secondo la lettura del contesto politico dell’epoca, l’assenza di una lotta organizzata contro il fascismo in Molise contribuì a indirizzare ampi settori popolari verso il centrismo di matrice cattolica rappresentato dalla Democrazia Cristiana. Accanto alla DC trovarono spazio anche le forze conservatrici, che intercettarono una parte significativa del consenso elettorale. A sostenere questo schieramento vi era inoltre il fenomeno dell’Uomo Qualunque, espressione di un populismo che in quegli anni riuscì a raccogliere consensi in diverse aree del Paese. Tra i suoi rappresentanti più noti figurava l’onorevole Francesco Colitto, riferimento politico di una corrente che contribuì a rafforzare il fronte moderato presente nella regione.
Il voto espresso per l’Assemblea Costituente seguì una dinamica simile a quella registrata nel referendum istituzionale. L’orientamento prevalente premiò infatti le forze centriste, confermando un quadro politico che vedeva il Molise inserito nel più ampio scenario del Meridione italiano. In questa fase storica il consenso non si distribuì in modo uniforme, ma mostrò una netta prevalenza delle formazioni moderate e cattoliche, capaci di consolidare la propria presenza nelle realtà locali e di influenzare profondamente gli equilibri politici del dopoguerra.
Le eccezioni locali e il confronto con altre realtà italiane
Pur all’interno di un quadro complessivamente favorevole alla Monarchia e al centrismo, il territorio molisano presentava alcune significative eccezioni. Venivano infatti indicate come “isole rosse” località come Santacroce di Magliano e Ururi, realtà che si distinguevano dal contesto regionale per un orientamento politico differente rispetto a quello dominante. Questi casi rappresentavano una minoranza, ma evidenziavano come anche in una regione caratterizzata da un forte consenso verso le forze moderate esistessero aree nelle quali trovavano spazio sensibilità politiche alternative.
Il voto molisano del 2 giugno 1946 si inserisce in un panorama nazionale caratterizzato da profonde differenze territoriali. Mentre il Molise e gran parte del Sud si orientarono verso la Monarchia, altre regioni mostrarono una preferenza più marcata per la Repubblica. Il Friuli, ad esempio, si espresse a favore della nuova forma istituzionale con il 63% dei voti, pur registrando alcune eccezioni locali particolarmente significative. A Stregna, nelle Valli del Natisone, il 92% degli elettori votò infatti per il Re, un dato che trasformò il comune in uno dei casi più evidenti di dissenso rispetto all’orientamento prevalente della regione. Situazioni analoghe furono registrate anche in altri centri, confermando come il referendum del 1946 abbia restituito una fotografia articolata e spesso sorprendente delle diverse identità politiche presenti sul territorio italiano.
A ottant’anni da quella consultazione, il voto del 2 giugno continua a essere oggetto di riflessioni e richiami pubblici. Nel dibattito sono riemersi anche i riferimenti alle aree che non parteciparono alla scelta tra Monarchia e Repubblica, come ricordato nelle iniziative che hanno richiamato l’attenzione sul caso di Bolzano e Trieste. Parallelamente, le celebrazioni della Festa della Repubblica mantengono vivo il legame con quel passaggio storico, riportando al centro dell’attenzione il significato politico e istituzionale di una consultazione che segnò la nascita dell’Italia repubblicana e mise in evidenza le profonde differenze di voto tra le diverse regioni del Paese.




