Trump e le tensioni con la Cina affondano le Borse, Milano tra le più colpite
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Redazione Economia
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Il ritorno della tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina, con il presidente Donald Trump che ha annunciato l’intenzione di applicare nuovi dazi definendo “ostile” Pechino, ha gettato un’ombra cupa sui listini finanziari globali, mandando in rosso Wall Street e trascinando, a catena, anche le piazze europee in una giornata di pesanti vendite. Gli indici del Vecchio Continente, che fino a poco prima della chiusura avevano mostrato cali moderati, hanno così terminato la seduta quasi tutti con ribassi superiori all’uno percentuale, appesantiti in modo particolare dal tonfo dei titoli legati all’automotive e al settore petrolifero. In questo contesto, Piazza Affari si è distinta in negativo, lasciando sul terreno l’1,74 per cento e posizionandosi tra i mercati più penalizzati della giornata.
Il crollo dell’auto e la batosta per Exor
A pesare sulla ricchezza di John Elkann, il quale controlla attraverso Exor un impero industriale di primaria importanza, è stato proprio il settore automobilistico. La galassia Exor degli Agnelli-Elkann, infatti, nell’arco di due soli giorni ha visto volatilizzare quasi tre miliardi di patrimonio netto, un dato che la dice lunga sull’impatto dei crolli in Borsa di Ferrari e Stellantis. Dopo la pesante flessione, pari a un quindici per cento, registrata giovedì in scia a un piano strategico per il 2030 che aveva deluso le attese degli investitori, la casa di Maranello ha chiuso la seduta di venerdì con un ulteriore calo del 2,77 per cento, confermando una fase di grande difficoltà.
La settimana sulle montagne russe
Quella che si è chiusa l’10 ottobre è stata una settimana trascorsa sulle montagne russe per le Borse europee, inaugurata dalle dimissioni a sorpresa del premier francese – un evento che ha introdotto un elemento di instabilità politica – e seguita da un’euforia che aveva riportato i listini, Milano compresa, su livelli che non si vedevano dal 2007. A fare da contraltare, l’oro aveva superato la soglia psicologica dei quattromila dollari l’oncia, un segnale della ricerca di asset rifugio da parte degli investitori. Venerdì, però, lo scenario è radicalmente mutato, con le principali piazze finanziarie che hanno chiuso con vendite marcate e con il Mib, l’indice di riferimento di Piazza Affari, che ha registrato il peggior rendimento di giornata.
I fattori geopolitici e le materie prime
Gli scenari di crisi in Francia, dove il presidente Macron si è incontrato con i leader dei partiti nel tentativo di individuare un nuovo premier, hanno fatto il paio con l’annuncio di Trump, creando un mix di incertezza politica e timori per una nuova guerra commerciale che i mercati hanno faticato a digerire. Mentre il prezzo del petrolio, nello specifico il Wti, segnava un calo del 2,6 per cento, l’oro – dopo una settimana da record – ha visto una fase di stabilizzazione; è stato invece l’argento a segnare il suo massimo storico, superando la soglia dei cinquanta dollari, in un movimento che alcuni interpretano come un ulteriore indicatore di cautela.




