Garlasco, le nuove indagini sul delitto Chiara Poggi e le tracce che riaprono il caso
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Redazione Interno
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A distanza di anni dalla condanna in Cassazione di Alberto Stasi, confermata nel 2015 per l'omicidio di Chiara Poggi, un’inchiesta bis disposta dalla procura sta riesaminando le prove con tecnologie all’avanguardia, instillando un ragionevole dubbio nell’opinione pubblica sulla sua effettiva presenza sulla scena del crimine. Le recenti consulenze, richieste dagli inquirenti e affidate ai Ris di Cagliari, sembrano infatti riscrivere la dinamica dell’agguato nella villa di via Pascoli, concentrandosi in particolare su tre specifiche tracce di sangue che erano state precedentemente trascurate o interpretate in altro modo.
La relazione, composta da oltre trecento pagine e consegnata dal tenente colonnello Andrea Berti, include anche un accurato accertamento effettuato con un drone, il quale ha valutato una potenziale via di fuga dalla villetta finora mai presa in considerazione dagli investigatori. A questo si aggiunge un profilo psicologico redatto su Andrea Sempio, altro soggetto finito nel mirino della nuova indagine, nonostante le prime indiscrezioni tendano a escludere la presenza di più persone nel luogo del delitto. Molti, adesso, confidano che dal lavoro dei periti possano emergere novità tali da mettere in discussione la ricostruzione giudiziaria consolidata.
Parallelamente alle indagini tecniche, si inserisce la sconcertante teoria avanzata dall’avvocato Massimo Lovati, difensore dello stesso Sempio, il quale durante una puntata del programma "Ignoto X" su La7 ha voluto chiarire il proprio pensiero. “Le messe nere non c’entrano niente, non è questo il terreno sul quale bisogna investigare”, ha dichiarato, per poi aggiungere: “Io ho sempre parlato invece di massoneria bianca”. Una pista, questa, che apre a scenari complessi e del tutto inediti, sebbene non ancora supportata da elementi probatori concreti resi pubblici.




