Sfiducia respinta, Santanchè resta: “Deciderò dopo l’udienza”
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Redazione Interno
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ROMA – Daniela Santanchè, ministra del Turismo, si presenta in Aula a Montecitorio con un tono che non nasconde una certa provocazione, quasi a sfidare chi le si oppone. Dopo un dibattito intenso, durato tre ore, la Camera respinge la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle e sostenuta da Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra. Con 206 voti contrari, 134 favorevoli e una sola astensione, Santanchè mantiene il suo incarico. Un esito che, seppur atteso, non placa le polemiche che da settimane la accompagnano.
La ministra, che si è spesso definita “non ricattabile”, lascia intendere di voler prendere una decisione definitiva solo dopo la prossima udienza preliminare del procedimento giudiziario a suo carico. «Farò una riflessione», dichiara, «e valuterò anche le mie dimissioni». Una posizione che, se da un lato sembra accogliere le pressioni di chi le chiede di fare un passo indietro, dall’altro ribadisce la sua volontà di decidere in autonomia, senza cedere a quello che definisce un “assedio politico”.
Durante il dibattito, i toni si fanno accesi. Giuseppe Conte, leader del M5S, critica aspramente Santanchè quando questa, durante il suo intervento, risponde al cellulare. «Mi piacerebbe che la ministra rinviasse la telefonata», commenta Conte, «ma vedo che l’educazione non è di questo mondo». Un episodio che alimenta ulteriormente la tensione, già palpabile, tra i banchi dell’Aula.
Santanchè, dal canto suo, non si sottrae allo scontro. Rivendica con fierezza la sua ricchezza, definendola frutto del lavoro e del talento, e non manca di lanciare frecciate ai suoi detrattori. «Voi invidiate la ricchezza», afferma, mentre ricorda ai presenti che il suo impegno è rivolto agli italiani, «non alle borsette». Un riferimento, quest’ultimo, che sembra voler sminuire le critiche mossele, accusandola di essere distante dalle reali preoccupazioni dei cittadini, come il caro bollette.
Intanto, i meloniani in Aula le tributano un applauso significativo quando annuncia la possibilità di un passo indietro. Un gesto che, al di là delle apparenze, sembra più un tentativo di alleggerire la pressione sul governo che un’espressione di sostegno incondizionato. Santanchè, del resto, è consapevole che il suo destino politico è legato a doppio filo agli sviluppi giudiziari.




