Fiorentina, l'orgoglio che non c'è: tra retorica e una panchina che non risponde

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se c’è una cosa che i tifosi della Fiorentina non meritano, dopo l’amara eliminazione in Conference League contro il Betis, è la solita retorica dell’"andiamo a testa alta" o del "abbiamo dato tutto". Perché se quello visto al Franchi è davvero il massimo che questa squadra possa offrire, allora il problema è più serio di quanto sembri. Uscire ai supplementari, per di più con un gol subito da un’azione quasi identica a quella dell’andata, non è una questione di sfortuna, ma di limiti tecnici e tattici che emergono quando servirebbe invece lucidità e freddezza.

Quella che doveva essere la rivincita dopo le due finali perse – prima a Praga, poi ad Atene – si è trasformata in un’occasione sprecata, con una squadra troppo nervosa e una panchina che, ancora una volta, non ha fornito risposte. Palladino, in cerca di un colpo di genio negli ultimi minuti, si è girato più volte verso le riserve, ma ciò che ha trovato era già scritto: nessuno in grado di cambiare le sorti di una partita che, nonostante i cori incessanti del pubblico, è scivolata via lentamente, senza vere scintille.

Abde Ezzalzouli, autore del gol decisivo in entrambe le gare, ha semplicemente fatto il suo dovere: prima all’andata, quando ha approfittato di un’incertezza difensiva, poi al ritorno, ripetendo lo stesso schema. In mezzo, oltre duecento minuti in cui la Fiorentina non ha mai dimostrato di poter gestire il gioco con la necessaria autorità. E se è vero che il Betis non è stato un avversario irraggiungibile, è altrettanto evidente che i viola, pur con qualche momento di qualità, non sono mai riusciti a imporre il loro ritmo.

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