Il voto in Francia ridisegna il tabellone, dalla banlieue al Midi il primo turno consegna una sinistra spaccata e un centro evaporato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il responso delle urne per il primo turno delle elezioni municipali, quello che si è celebrato domenica 15 marzo in tutta la Francia, ha il sapore inequivocabile di un test nazionale, l'ultimo vero banco di prova in vista della scadenza cruciale per la successione a Emmanuel Monaco all'Eliseo, che attende il paese nella primavera del 2027. I risultati, analizzati comune per comune, dipingono un panorama politico frammentato come non mai, dove la polarizzazione tra le ali estreme dello schieramento, la sinistra radicale e la destra nazionalista, sta letteralmente comprimendo lo spazio centrale che aveva caratterizzato l'era macroniana. La partecipazione, attestatasi su un 57,6 per cento secondo le stime di Elabe per BFMTV e Le Figaro, segna un recupero rispetto al catastrofico 2020 ma resta lontana dai livelli del 2014, a testimoniare una stanchezza democratica di cui i partiti tradizionali faticano a non essere vittime.

A sinistra, il quadro è di una complessità tale da rasentare la guerra civile fredda. La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, forte di essere la prima forza per numero di deputati nel panorama di gauche, ha giocato una partita solitaria, presentando liste proprie in oltre cinquecento comuni, una novità assoluta nella sua storia. E in alcuni casi, questa strategia ha pagato con interessi, regalando al movimento un'ancoraggio territoriale che fino a ieri sembrava un miraggio. Il colpo grosso, in termini simbolici e numerici, è senza dubbio Saint-Denis, la seconda città più popolosa dell'Île-de-France: qui Bally Bagayoko, sostenuto dai comunisti, ha strappato la poltrona di primo cittadino al socialista Mathieu Hanotin con un secco 50,8 per cento al primo turno, mettendo fine a un mandato e a una campagna segnata da una violenza verbale e politica inaudita, costellata da reciproche accuse di illegalità e colpi bassi.

Un’altra roccaforte che sembra ormai saldamente in mano agli insoumis è Roubaix, nel Nord, dove il deputato David Guiraud vola con il 46,5 per cento delle preferenze, lasciando il centro-destra e le altre liste a rincorrere senza apparenti possibilità di ricucitura in vista del ballottaggio. Eppure, se questi risultati rappresentano una progressione definita "rimarchevole" dal coordinatore Manuel Bompard, che già tende la mano a tutte le forze di sinistra per costituire un "fronte antifascista" al secondo turno, la mappa della banlieue parigina e delle grandi città dice anche che il PS e il PCF non sono affatto morti. A Montreuil, il comunista Patrice Bessac è stato riconfermato al primo turno, e a Nanterre, città simbolo delle rivolte urbane, il candidato del PCF veleggia con un netto distacco su quello di LFI. Il Partito Socialista, dal canto suo, tiene botta a Saint-Ouen e a Créteil, mentre a Parigi il candidato socialista Emmanuel Grégoire, ex braccio destro di Anne Hidalgo, si piazza saldamente in testa con il 37,4 per cento, più di dieci punti avanti alla sfidante Rachida Dati, dimostrando che nella capitale il baricentro del voto di sinistra è ancora moderato e ostile agli eccessi di Mélenchon.

Guardando al versante opposto dello schieramento, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella consolida la sua strategia di radicamento capillare, presentandosi come l'unico vero blocco alternativo al sistema. I numeri parlano chiaro: secondo le dichiarazioni del vicepresidente Sébastien Chenu, il partito ha conquistato 24 comuni già al primo turno, tra cui i suoi storici feudi di Hénin-Beaumont e Perpignan, dove Louis Aliot viene riconfermato con un plebiscito personale che sfiora il 51 per cento. Ma la notizia più rilevante per i lepenisti è la dinamica nelle grandi città del Midi. A Nizza, Éric Ciotti, leader di UDR e alleato del RN, vola al 43 per cento, staccando nettamente il sindaco uscente Christian Estrosi, rappresentante di quella destra moderata che ora sembra doversi pievare al nuovo corso. A Tolone, la portavoce Laure Lavalette è in testa con il 42 per cento, e a Marsiglia la situazione è di un equilibrio precario: Franck Allisio, candidato RN, è tecnicamente in parità con il sindaco uscente socialista Benoît Payan, entrambi intorno al 35 per cento, in una città che si avvia a un secondo turno incertissimo dove il peso delle liste minori sarà determinante.

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