Sequestrati impianti e marchio dell'Antica Pasta di Greccio: l'inchiesta per bancarotta fraudolenta
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Redazione Economia
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I Finanzieri del Comando Provinciale di Rieti, nell'ambito di indagini delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti, hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro un'intera linea industriale per la produzione di pasta fresca e ripiena, nonché il relativo marchio commerciale, già appartenenti a uno storico pastificio della provincia successivamente sottoposto in liquidazione giudiziale nel mese di marzo 2025.
L'attività investigativa, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha consentito di ricostruire la presunta fuoriuscita dal patrimonio societario del marchio e dell'intera linea produttiva, composta da una pressa per pasta, un pastorizzatore, diversi raffreddatori, una confezionatrice, un'etichettatrice, uno sterilizzatore, taglierine, calibratori, stampi e altre attrezzature destinate alla produzione e al confezionamento della pasta fresca.
Il trasferimento in Toscana senza fatture
Secondo quanto emerso dalle investigazioni, i beni sarebbero stati trasferiti mediante documenti di trasporto, senza che risultassero emesse le corrispondenti fatture di vendita, né documentato il pagamento di un corrispettivo o altro valido titolo contrattuale. Al momento dell'inventario effettuato nell'ambito della procedura concorsuale, l'intera linea non risultava più presente nei locali della società poi dichiarata insolvente, con i capannoni che si sono presentati praticamente vuoti davanti al curatore fallimentare.
Gli approfondimenti eseguiti hanno consentito di localizzare i macchinari e il marchio presso un pastificio-laboratorio artigianale operante nel medesimo settore in provincia di Arezzo, dove le Fiamme Gialle hanno eseguito il blitz che ha portato al sequestro.
L'operazione 'Mastro pastaio' e il valore economico dei beni
L'operazione, denominata "Mastro Pastaio", ha permesso di congelare i beni in attesa di ulteriori approfondimenti investigativi, con l'obiettivo di preservare il valore economico dell'azienda e reintegrare l'attivo della procedura concorsuale a tutela dei creditori.
Il valore della linea produttiva e del marchio non è, allo stato, ancora esattamente quantificabile, ma è ritenuto di rilevante entità, avuto riguardo alla completezza dell'impianto, alla notorietà commerciale acquisita dall'azienda e alle dimensioni dell'attività che, prima della liquidazione giudiziale, sviluppava un fatturato annuo superiore a 5 milioni di euro e dava lavoro a oltre 40 dipendenti.
Alcune delle attrezzature sequestrate, in particolare, erano capaci di produrre linee ricercate e molto richieste, tanto che il prodotto finito era apprezzato e commercializzato non soltanto nella provincia di Rieti ma anche nel resto del Lazio e fuori regione.
L'ipotesi di reato e le indagini in corso
L'ipotesi di reato contestata è, al momento, quella di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, con le indagini che sono tuttora in corso per ricostruire compiutamente le modalità della sottrazione dei beni e identificarne gli autori. L'individuazione e il sequestro dei beni sono stati resi possibili anche grazie alla preziosa collaborazione del curatore della liquidazione giudiziale, che ha fornito elementi e documentazione utili alla ricostruzione del patrimonio societario e alla localizzazione dei beni.
Resta fermo che il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna.
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