L’hantavirus arriva a Tenerife e l’esercito britannico si lanza su Tristan da Cunha

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre la nave da crociera MV Hondius gettava le ancore nelle acque di Granadilla, a Tenerife, per avviare una complessa operazione di sbarco e rimpatrio dei passeggeri, a migliaia di chilometri di distanza, nell’Atlantico del Sud, si consumava una delle pagine più singolari di questa emergenza sanitaria. Il governo di Sua Maestà, attraverso il Ministero della Difesa, ha confermato l’avvenuto lancio di un team di specialisti dell’esercito sull’isola di Tristan da Cunha, il territorio britannico più remoto al mondo, da cui proveniva un sospetto caso di hantavirus.

L’operazione, descritta dalle autorità come la prima del suo genere per il supporto umanitario, ha visto sei paracadutisti della 16 Air Assault Brigade lanciarsi da un velivolo RAF A400M insieme a due clinici militari, un consulente dell’Raf e un’infermiera dell’esercito. Non è stato un semplice lancio di addestramento, bensì una missione di rifornimento critico: assieme ai militari sono stati fatti cadere dall’aereo anche bombole di ossigeno e materiale sanitario essenziale. La scelta di questa procedura estrema – paracadutarsi su un lembo di terra privo di piste di atterraggio e normalmente raggiungibile solo via mare – è stata dettata dall’urgenza di assistere un cittadino britannico, residente sull’isola, risultato positivo al sospetto contagio dopo essere sbarcato proprio dalla Hondius.

La gestione del focolaio tra rimpatri e sorveglianza in Europa

Parallelamente all’azione militare nell’Atlantico meridionale, le autorità spagnole hanno preso in carico la situazione della MV Hondius, arrivata all’alba al largo di Tenerife. La ministra della Salute, Monica Garcia Gomez, ha voluto subito rassicurare l’opinione pubblica dichiarando che, al momento dei primi controlli, sia i passeggeri che i membri dell’equipaggio risultavano “asintomatici”. Un aspetto, quest’ultimo, che ha permesso di avviare le procedure di evacuazione senza dover gestire emergenze cliniche acute sul posto. I passeggeri, circa 150 persone provenienti da 23 paesi diversi, stanno venendo trasferiti a terra a piccoli gruppi tramite barconi per sottoporsi a screening medici, prima di essere indirizzati verso voli charter predisposti per i rispettivi paesi d’origine.

Nonostante l’assenza di sintomi tra i viaggiatori giunti alle Canarie, l’allarme ha comunque varcato i confini europei, toccando anche l’Italia. Il ministero della Salute ha infatti attivato una “sorveglianza attiva” per quattro passeggeri italiani che si trovavano a bordo di un volo Klm in coincidenza per Roma. La preoccupazione nasce dal fatto che su quel medesimo volo, seppur per pochi minuti, era salita una donna poi ricoverata e deceduta a Johannesburg a causa del virus Andes. Le regioni coinvolte in questa misura precauzionale sono quattro: Calabria, Campania, Toscana e Veneto, dove i cittadini a rischio sono stati posti in isolamento domiciliare sotto costante monitoraggio clinico.

L’incubo della trasmissione uomo-uomo e la replica dei contagi

La prudenza mostrata dalle autorità italiane e britanniche non è affatto una formalità burocratica, ma risponde alle caratteristiche specifiche del ceppo virale identificato. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno confermato che il focolaio sulla Hondius è causato dalla variante Andes, l’unica tra le decine di specie di hantavirus conosciute capace di trasmettersi da uomo a uomo. Un virologo dell’Università del Salento ha spiegato che questo ceppo, a differenza di altri che si contraggono solo per inalazione di aerosol da escrementi di roditori, può replicarsi nell’organismo umano e propagarsi attraverso le secrezioni nasali o persino la saliva.

A rendere ancora più tesa la gestione della quarantena – come hanno sottolineato gli stessi medici – è l’eccezionale tasso di mortalità della patologia, che in alcuni studi raggiunge percentuali vicine al 40% e colpisce una popolazione italiana “completamente priva di immunità pregressa”. La donna di 37 anni residente in provincia di Firenze, venuta in contatto con la viaggiatrice contagiosa sull’aereo, rimane attualmente in isolamento. A distanza di quindici giorni dal potenziale contagio, gli accertamenti dell’Asl Toscana Centro hanno però restituito un verdetto confortante: la paziente non accusa alcun sintomo, e per questo motivo i medici escludono la necessità di accertamenti invasivi immediati, limitandosi a prolungare la sorveglianza per l’intero periodo di incubazione che, come ricordato dal ministero, può arrivare fino a 42 giorni.

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